Il problema non è imparare a sopravvivere, perché quello volente o no impari a farlo, magari inciampi una o due volte, e certe volte anche di più, ma impari a farlo. Impari a sopravvivere e ti dimentichi di come si vive.
Il problema è imparare a vivere, perché quello o lo sai fare o non lo sai fare. Semplice, no?
venerdì 11 marzo 2011
giovedì 10 marzo 2011
Se chiudo gli occhi e mi concentro su quei due minuti – o forse era qualcosa di meno o qualcosa di più? – non ricordo molto se non il suo profilo, gli occhi azzurri – oggi ne sono certa, erano azzurri -, il suo profumo, i miei polmoni che hanno deciso di arrendersi e nutrirsi di profumo anziché di ossigeno, di uno stomaco incapace di lasciar fuori le farfalle e di un cuore che rumorosamente batte nel petto.
E lo stomaco che si abbandonava a farfalle – o forse erano uragani fatti di farfalle? – che intenzionate a distruggerlo. E i polmoni, oh poveri polmoni, così deboli da cedere a quel profumo. Ma il cuore, il cuore che una volta batteva, ma che non ha mai battuto così forte, così forte da farmi temere che qualcuno potesse sentirlo o che, peggio, potesse esplodere. E tutto accade insieme, come una rivoluzione ad un corpo dominato dalla ragione e quando torni a casa e lo specchio riflette la tua immagine, quella dai capelli corti e spettinati e dal trucco sbiadito ti fa domandare se sei proprio tu, quella nello specchio. Cosa c’è di mio, lì? Gli occhi castani un po’ troppo accesi? Le labbra inarcate verso l’alto senza doverle forzare? Cosa c’è di mio in questa figura nello specchio? Dov’è quella ragazza dagli occhi spenti nella maggior parte del tempo? La ragazza che le labbra le doveva incollare per farle star piegate verso l’alto? Dov’è la ragazza comandata dalla ragione e che mai e poi mai avrebbe reagito così per un ragazzo? Sì, ha reagito in maniera più autodistruttiva di così, quella ragazza. Ma aveva imparato a tenere lontane le emozioni, lei.
E il cuore, oggi, non vuol tornare a star zitto continua a battere, meno forte, ma batte e si fa sentire ed io ne ho paura. Una paura folle, come quando vedo un ragno ed io mi blocco perché dei ragni ho il terrore ed il cuore è diventato un enorme ragno che mi pedina.
Salve, chiamavo per quella lobotomia al cuore. Quando si potrebbe operare? Perché, sa questo cuore inizia a far un po’ troppo caos e non va bene.
E lo stomaco che si abbandonava a farfalle – o forse erano uragani fatti di farfalle? – che intenzionate a distruggerlo. E i polmoni, oh poveri polmoni, così deboli da cedere a quel profumo. Ma il cuore, il cuore che una volta batteva, ma che non ha mai battuto così forte, così forte da farmi temere che qualcuno potesse sentirlo o che, peggio, potesse esplodere. E tutto accade insieme, come una rivoluzione ad un corpo dominato dalla ragione e quando torni a casa e lo specchio riflette la tua immagine, quella dai capelli corti e spettinati e dal trucco sbiadito ti fa domandare se sei proprio tu, quella nello specchio. Cosa c’è di mio, lì? Gli occhi castani un po’ troppo accesi? Le labbra inarcate verso l’alto senza doverle forzare? Cosa c’è di mio in questa figura nello specchio? Dov’è quella ragazza dagli occhi spenti nella maggior parte del tempo? La ragazza che le labbra le doveva incollare per farle star piegate verso l’alto? Dov’è la ragazza comandata dalla ragione e che mai e poi mai avrebbe reagito così per un ragazzo? Sì, ha reagito in maniera più autodistruttiva di così, quella ragazza. Ma aveva imparato a tenere lontane le emozioni, lei.
E il cuore, oggi, non vuol tornare a star zitto continua a battere, meno forte, ma batte e si fa sentire ed io ne ho paura. Una paura folle, come quando vedo un ragno ed io mi blocco perché dei ragni ho il terrore ed il cuore è diventato un enorme ragno che mi pedina.
Salve, chiamavo per quella lobotomia al cuore. Quando si potrebbe operare? Perché, sa questo cuore inizia a far un po’ troppo caos e non va bene.
Scrivere la cosa più sincera che si possa scrivere in questo periodo - maledetto lui e la troppa poca distanza che c'è stata tra noi! -, di cui si ama il "titolo" e arrivare a casa e rendersi conto che il quaderno o l'hai lasciato a scuola o se l'è preso la tua adorabile - manco a pagarla - compagnia di banco. Ma dimmi te che culo che ho!?
lunedì 7 marzo 2011
Quel corridoio mi fa riflettere - o forse era la Benson rossa, che sconsiglio vivamente, a farmi riflettere - sul fatto che lui, lui S. intendo, i sorrisi me li ha sempre distrutti e ora mi fa solo innervosire per la sua maleducazione nel fissare le persone senza salutare - e quante volte ci sono stata a schifo per questo, cazzo - mentre lui, lui l'altro, mi fa sorridere senza un perché, senza un come, senza una fottuta ragione. Riflettevo su come nessuno dei due c'è o c'è stato e quanto, però, hanno influito e influiscono sull'inclinazione delle mie labbra.
Chissà perché ho un sorriso così malleabile. Chissà per quale oscuro motivo.
Chissà perché ho un sorriso così malleabile. Chissà per quale oscuro motivo.
sabato 5 marzo 2011
Se stessi scrivendo su una pagina bianca avrei sprecato più inchiostro per cancellare le righe che ho scritto anziché per scrivere le parole. Sto scrivendo e cancellando, cancellando e scrivendo ancora, perché ho la testa che esplode e che salta di palo in frasca e le mani non riescono a battere sulla tastiera abbastanza velocemente per star dietro a tutti i pensieri, e, allora cancello tutto perché i pensieri confusi mi fanno schifo.
Prima stavo ripensando a stamattina, a quando ferma sulla porta di classe lo stavo (spudoratamente) osservando, prima che arrivasse la mia amica a ricordarmi che assomiglia ad una scimmietta di quelle tenere, e ho sentito un tuffo al petto – era forse il cuore? – e da lì una sensazione che era un miscuglio tra l’emozione provata quando i Blink 182 son saliti sul palco dell’I.Day Festival e quando quell’adulto che conosco e che per il bene che vuole al figlio si sta disintossicando davvero mi ha detto “stai attenta a quello che fai, bimba” oppure quando riesci a vedere o a rivedere un’amica che non vedi da tanto tempo causa lontananza.
E’ stata una sensazione che, cazzo, non so spiegare e se non la so spiegare vuol dire che non sono riuscita ad analizzare, se non sono riuscita ad analizzarla mi ci intestardirò fino a sentire le tempie scoppiare a causa del troppo pensare.
Era un tonfo al petto – forse forse era il cuore – e poi quella sensazione di calore che mi ha, poi fatto ricordare gli abbracci caldi del Fuoco, ma non ho mai smesso di sorridere. E pensare che, tutto questo è successo nel giro di quanto? Un minuto?
Oggi, mentre guardavo fuori dal finestrino ed osservavo distrattamente i campi della tenuta dove, da bambina, andavo a giocare con gli amici, pensavo a quel tiepido calore che si sente quando inizia ad arrivare la primavera. Quel calore misto ai leggeri brividi che, puntualmente, mi vengono quando oso mettermi solo una maglietta a maniche corte e, magari, non era ancora il momento perfetto per farlo. Pensavo a quella sensazione di lieve tepore – quanto mi piace il suono della parola tepore – che si sente quando inizia la primavera. Pensavo che ultimamente questa sensazione inizio a sentirla tra i polmoni e le costole, come se l’inverno interiore stesse finendo lasciando arrivare il tepore della primavera. Non so se dovrei essere “felice” o no di questo, perché sì con la primavera posso mettermi la maglia di Batman senza doverci mettere una felpa sopra, ma io, in primavera, soffro come un cane per via del polline. E che succede se uno ha la primavera dentro? Li si irrita il cuore come si irritano gli occhi per via del polline?
All’inverno, mi c’ero abituata e alla fine non era così male, ma alla primavera non so.
Domani, mi sarebbe piaciuto che oltre che mia cugina ed il suo ragazzo venisse anche nonna, ma lei alle sette deve essere a lavoro e di arrivare a mezzogiorno per ripartire per le quattro del pomeriggio non se la sente, e tutti i torti non li ha. Però io, di vederla, ne avevo voglia come avrei voglia di una Benson blu o di una Caipiroska alla fragola.
Prima stavo ripensando a stamattina, a quando ferma sulla porta di classe lo stavo (spudoratamente) osservando, prima che arrivasse la mia amica a ricordarmi che assomiglia ad una scimmietta di quelle tenere, e ho sentito un tuffo al petto – era forse il cuore? – e da lì una sensazione che era un miscuglio tra l’emozione provata quando i Blink 182 son saliti sul palco dell’I.Day Festival e quando quell’adulto che conosco e che per il bene che vuole al figlio si sta disintossicando davvero mi ha detto “stai attenta a quello che fai, bimba” oppure quando riesci a vedere o a rivedere un’amica che non vedi da tanto tempo causa lontananza.
E’ stata una sensazione che, cazzo, non so spiegare e se non la so spiegare vuol dire che non sono riuscita ad analizzare, se non sono riuscita ad analizzarla mi ci intestardirò fino a sentire le tempie scoppiare a causa del troppo pensare.
Era un tonfo al petto – forse forse era il cuore – e poi quella sensazione di calore che mi ha, poi fatto ricordare gli abbracci caldi del Fuoco, ma non ho mai smesso di sorridere. E pensare che, tutto questo è successo nel giro di quanto? Un minuto?
Oggi, mentre guardavo fuori dal finestrino ed osservavo distrattamente i campi della tenuta dove, da bambina, andavo a giocare con gli amici, pensavo a quel tiepido calore che si sente quando inizia ad arrivare la primavera. Quel calore misto ai leggeri brividi che, puntualmente, mi vengono quando oso mettermi solo una maglietta a maniche corte e, magari, non era ancora il momento perfetto per farlo. Pensavo a quella sensazione di lieve tepore – quanto mi piace il suono della parola tepore – che si sente quando inizia la primavera. Pensavo che ultimamente questa sensazione inizio a sentirla tra i polmoni e le costole, come se l’inverno interiore stesse finendo lasciando arrivare il tepore della primavera. Non so se dovrei essere “felice” o no di questo, perché sì con la primavera posso mettermi la maglia di Batman senza doverci mettere una felpa sopra, ma io, in primavera, soffro come un cane per via del polline. E che succede se uno ha la primavera dentro? Li si irrita il cuore come si irritano gli occhi per via del polline?
All’inverno, mi c’ero abituata e alla fine non era così male, ma alla primavera non so.
Domani, mi sarebbe piaciuto che oltre che mia cugina ed il suo ragazzo venisse anche nonna, ma lei alle sette deve essere a lavoro e di arrivare a mezzogiorno per ripartire per le quattro del pomeriggio non se la sente, e tutti i torti non li ha. Però io, di vederla, ne avevo voglia come avrei voglia di una Benson blu o di una Caipiroska alla fragola.
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