Vorrei scriverti una di quelle lunghe lettere che ogni tanto mi prende di scrivere alle persone e che puntualmente non consegno mai. Vorrei scriverti una di quelle lunghe lettere, ma non saprei neanche come iniziarla; come ti dovrei chiamare? Col tuo nome? Col soprannome che uso quando parlo di te? Posso darti del tu o da una sconosciuta di romperebbe le palle?
Vorrei scriverti ma sarebbe una lunga lista di domande, probabilmente; domande su di te, su cosa ti piace. Ti domanderei se da bambino avevi paura del buio e se anche tu stavi nella “zona sicura del letto”, se eri un mammone e se anche da bambino tifavi l’inter. Ti vorrei chiedere tante di quelle cose che alla fine lascerei correre la mano sulla carta e la riempirei di domande stupide e di quei soliti e maledetti cliché.
Vorrei scriverti senza pensare ad una trama per la lettera, perché vorrei lasciar andare tutto quello che mi frulla per la testa. Vorrei scriverti una lettera in cui cercherei di non mettere le mie fisime, perché a te cosa importa se io non mi vedo adatta alla vita? Cosa importa a te se disprezzo il mio naso e vorrei essere totalmente diversa?
Vorrei scriverti, sai. Vorrei scriverti che i tuoi occhi mi ricordano l’acqua chiara di qualche lago di montagna e mi piacerebbe tuffarmi dentro ad essi. Vorrei dirti che quando ti incrocio per i corridoi sorrido, ma non è uno di quei sorrisi di plastica. E' uno dei miei sorrisi più veri, quello da film americano di serie C. Vorrei scriverti che quando ti vedo il sabato sera appoggiato al muro mentre i tuoi amici ridono e scherzano vicino a te, mentre tu sembri lontano anni luce mi ricordi un po’ me e le volte che son con loro senza esserci, ma vorrei pure dirti che quell’aria da “forever alone” mi fa tanta tenerezza. Vorrei scriverti di sorridere sempre, perché quando sorridi una voce nella mia testa inizia a recitarmi Saffo, e non è una bella cosa da dire, perché passerei per psicopatica ai tuoi occhi, ma è così. Vorrei dirti di essere felice, perché questo mi farebbe star bene davvero.
Vorrei scriverti una di quelle lunghe lettere che ogni tanto mi prende di scrivere alle persone e che puntualmente non consegno mai, ma che senso avrebbe?
sabato 26 febbraio 2011
venerdì 25 febbraio 2011
“All you need is love” “Maybe”.
Una volta, quando avevo il cuore ed era ridotto come un piatto di tagliatelle al ragù, una persona mi disse che avevo solo bisogno d’amore, ma dissi che io, senza amore vivevo bene, anzi vivevo meglio. Forse, all’epoca era la verità, ora non lo so mica se è vero o no.
La mia scrittura diventa più piccola quando sono insicura, un po’ come ora.
Secondo me le farfalle nella preistoria erano velenose ed io, non so come, ho delle farfalle preistoriche nello stomaco; hanno avvelenato tutto, la ragione in primis che ora non riesce più a farsi valere. Io, che sono fifona ho fatto della ragione il mio coraggio, ma, contro la filofobia e la fobia delle farfalle preistoriche fa cagare, diciamocelo chiaramente.
Certe volte mi chiedo quand’è che ho iniziato ad aver paura di innamorarmi e dell’amore in generale, forse è colpa di quella mani di cambiare i finali delle favole, perché “non potevano sempre finire bene”, perché le favole servono, servono per imparare a credere nell’amore, a fidarsi di lui. Che poi è brutto, alla mia età, non crederci e temerlo fino a negare il bisogno di lui. Se non si ama a quest’età quando cazzo si ama?
Forse, quando risposi che io dell’amore non avevo bisogno ho mentito, ma non tanto a quella persona che conoscendomi l’ha capito prima di me che mentivo, ma a me stessa.
Vorrei andare da quella persona, ora, e dirle “richiedimi se ho bisogno d’amore. Ora son pronta a risponderti”. Risponderei senza pensare e, forse forse, la risposta sarebbe diversa.
La mia scrittura diventa più piccola quando sono insicura, un po’ come ora.
Secondo me le farfalle nella preistoria erano velenose ed io, non so come, ho delle farfalle preistoriche nello stomaco; hanno avvelenato tutto, la ragione in primis che ora non riesce più a farsi valere. Io, che sono fifona ho fatto della ragione il mio coraggio, ma, contro la filofobia e la fobia delle farfalle preistoriche fa cagare, diciamocelo chiaramente.
Certe volte mi chiedo quand’è che ho iniziato ad aver paura di innamorarmi e dell’amore in generale, forse è colpa di quella mani di cambiare i finali delle favole, perché “non potevano sempre finire bene”, perché le favole servono, servono per imparare a credere nell’amore, a fidarsi di lui. Che poi è brutto, alla mia età, non crederci e temerlo fino a negare il bisogno di lui. Se non si ama a quest’età quando cazzo si ama?
Forse, quando risposi che io dell’amore non avevo bisogno ho mentito, ma non tanto a quella persona che conoscendomi l’ha capito prima di me che mentivo, ma a me stessa.
Vorrei andare da quella persona, ora, e dirle “richiedimi se ho bisogno d’amore. Ora son pronta a risponderti”. Risponderei senza pensare e, forse forse, la risposta sarebbe diversa.
Non riesco a lavar via quella scritta, sembra quasi che l'inchiostro sia filtrato fin sotto al primo strato di pelle. Dovrò raschiar via tutto con la spugna ruvida, lasciandomi il braccio rosso per ore.
O forse son solo io che continuo a vedere nitidamente quella scritta sul braccio e, in realtà, è sparita alla prima passata d'acqua bollente.
O forse son solo io che continuo a vedere nitidamente quella scritta sul braccio e, in realtà, è sparita alla prima passata d'acqua bollente.
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