Stamani mi sono svegliata ottimista. Del tipo: “la bottiglietta sul comodino è vuota? E vabbè, l’acqua del rubinetto in bagno è buona ed il bagno è vicino!”.
Sorrido da quando mi sono alzata e non so se è il sorriso di plastica o quello di carne. La cosa mi snerva, perché odio non sapere come affronto la giornata (e me stessa). Voglio quello di plastica di sorriso, è più resistente agli urti, si ammacca ma resta lì. Quello di carne no, se succede qualcosa si scardina e si rovescia e per rimetterlo apposto mi serve l’attack, ma l’ho perso nell’immensità di questa casa.
Ho voglia di tornare a scuola, per quale oscuro motivo non lo so, però voglio tornarci e non ho ancora fatto neanche mezzo compito. No, mezzo compito di storia l’ho fatto e dopo due ore che ci lavoravo ho chiuso il quaderno con la foto dei lamponi sopra e ho urlato a mamma “che i compiti li finivo domani”. Domani quando? Boh. Forse domani corrisponde ad oggi, che poi non era ieri che ho urlato che “finivo domani”, ma era domenica, ma vabbè. C’era la mia amica e non potevo studiare, no?
“Lei ogni volta doveva costringersi a scrivere, non per pigrizia ma una sorta di terrore profondo di aver perso la capacità di farlo. Aveva paura di restare seduta con le dita sulla tastiera e lo sguardo fisso sullo schermo senza che succedesse niente. Non le sarebbe rimasto altro che vuoto e mancanza di parole, scoprendo di non essere più in grado di mettere giù una sola frase”. E’ un pezzo di un libro che mi ha inviato un’amica per sms.
Ecco, io sto facendo uguale. Mi costringo a scrivere per il terrore di non riuscire più a farlo e se perdo questo cosa mi resta? Un cavolo lesso per merenda. Mi costringo a farlo, perché già non riesco a buttar giù neanche una riga per una storia e mi ci mancherebbe di non saper buttar giù una riga neanche per me stessa e basta (che frase contorta che m'è venuta. Fa schifo, non si può sentire).
Mi costringo a scrivere, perché se smetto di farlo è come firmare il certificato di morte del mio lato buono e, sotto sotto, non voglio farlo morire.
Dovrei smetterla di farneticare a ruota libero. Me lo ripeto sempre, e non smetto mai. Però giuro che è l'ultima volta. Lo giuro per me stessa, non per altri che, magari, si son pure rotti le palle di sentirmi farneticare. Pff.
Momento di blocco, sta capitando anche a me, ma forse qualcosa si sta smuovendo.
RispondiEliminaPsicologicamente parlando, bè, c'è una forza nel tuo inconscio che ti opprime, ti ferma.
Devi far morire quella forza!
Devi cercarla in te. :)