Mi chiedo perché ieri sera anziché andarmi a vedere CSI, non me ne sono rimasta qua. Mi sarei vista quel bell casino tra fan e artisti contro gli anti! Che poi, io, gli anti li adoro; perché voglio dire si accaniscono contro un gruppo - o artista in generale - senza conoscere la propria musica. Non è una cosa strafiga?
Che poi, voglio dire le fan che insultano a loro volta per difendere l'insultato - e si sa difendere meglio da solo, visto quanta ironia usa - mi fanno scompisciare.
Maledetta me e la passione per CSI. Mi sarei fatta due sane risate con i soliti insulti.
Che poi, se tornano alla carica gli anti vuol dire che stanno tornando pure loro come gruppo, no?
Come li amo, gli anti. Più del gruppo, quasi.
Peace and love, gente.
martedì 8 febbraio 2011
sabato 5 febbraio 2011
Bowie aveva messo le sue insicurezze in Ziggy Stardust.
Io ho messo le mie certezze in AmyHeartless.
Bowie alla metà degli anni 70 non riusciva a percepire la differenza tra il personaggio sul palco e se stesso.
Io sono prossima a raggiungere lo stato in cui non sapro più dire qual è la mia maschera e qual è la mia vera faccia.
Bowie, alla fine, abbandona il personaggio di Ziggy Stardust.
Io, alla fine, non posso abbondare la mia maschera da Amy Heartless.
Che poi, alla fine, che tu ci metta dentro insicurezze o certezze son sempre altereghi e non sempre un alterego è una cosa salutare.
What is my real face?
Io ho messo le mie certezze in AmyHeartless.
Bowie alla metà degli anni 70 non riusciva a percepire la differenza tra il personaggio sul palco e se stesso.
Io sono prossima a raggiungere lo stato in cui non sapro più dire qual è la mia maschera e qual è la mia vera faccia.
Bowie, alla fine, abbandona il personaggio di Ziggy Stardust.
Io, alla fine, non posso abbondare la mia maschera da Amy Heartless.
Che poi, alla fine, che tu ci metta dentro insicurezze o certezze son sempre altereghi e non sempre un alterego è una cosa salutare.
What is my real face?
giovedì 3 febbraio 2011
E’ solo un eco. Solo un misero, un maledettissimo e fortissimo eco.
“Smettila di fingere di non sapere come erano le sue braccia e come ti piaceva quando arrivava e senza alcun motivo di abbracciava! Smettila di fingere che lui non ti bruci ancora nelle vene facendo un male cane, come se ti gettassero dell’alcool su una ferita! Smettila, perché sarò esiliato ma son pur sempre il tuo cuore!”. Sta urlando, quel cuore incatenato. Sta sbraitando per la prima volta dopo la sua condanna accettata in silenzio, senza lacrime né ricorsi.
“Io, caro Cuore, non sto fingendo di non sapere, non ricordo com’era. Non ricordo il calore, non ricordo il bene che facevano quelle braccia… non voglio ricordare i suoi abbracci, chiaro? Perciò tornatene al tuo esilio e zitto, che quando ti do la possibilità di decidere qualcosa crei solo casini e poi tocca alla Ragione rimetterli apposto e, poverina, non può sempre lavorare sui tuoi casini!”. Voglio farlo tacere, perché oramai è tardi per cercare un ricorso; non può farsi sentire solo quando lo vede e sembra che nella testa abbiano dato il via a più film contemporaneamente e l’audio si confonde facendo un gran casino.
Solo per aver rivisto quel sorriso che ricorda gli abbracci, quel sorriso caldo delle prese per il culo sulla mia bassa statura, solo perché lui, i suoi riccioli e il suo corpo sono là, a poca distanza, non può permettersi di strillare nella mia cassa toracica come se non ci fosse nessuno se non lui. Perché non pensa ai coniugi Polmone che lavorano giorno e notte? Perché non pensa un po’ a quel gentil’uomo che è lo Stomaco che, a parte in qualche rara situazione, sta sempre buono e zitto? Perché non se ne sta buono, il Cuore, incatenato e nel suo esilio?
“Sei solo un inutile cuore, cosa ne vuoi sapere tu di cosa vuol dire amministrare un corpo umano? Tu sei solo un essere insignificante, capace solo di far del male a tutti affezionandoti alle persone, cedendo agli abbracci. Dice bene la ragione che dichiara che sei solo un organo inutile. Ecco cosa sei: solo un ricettacolo di emozioni mal sane.”.
E le vene si sono scaldate di colpo per tornare alla loro temperatura altrettanto velocemente, ma dentro era calato il gelo. Un fuoco che non scalda, ma gela può esistere? O è solo una misera sensazione?
Era solo un eco. Solo un misero, maledetettissimo e fortissimo eco di quegli abbracci che, forse, ha ragione il cuore: mancano un po’ a tutti. E’ solo un eco, tutto questo cocente calore estivo; è inverno, ancora, e l’estate è lontana, ma ogni tanto, sotto il solo si sente il tiepido calore primaverile di qualcosa di… qualcosa di sconosciuto, senza volto né nome, però è pur sempre la primavera di qualcosa e tu sei solo un lontano eco.
“Io, caro Cuore, non sto fingendo di non sapere, non ricordo com’era. Non ricordo il calore, non ricordo il bene che facevano quelle braccia… non voglio ricordare i suoi abbracci, chiaro? Perciò tornatene al tuo esilio e zitto, che quando ti do la possibilità di decidere qualcosa crei solo casini e poi tocca alla Ragione rimetterli apposto e, poverina, non può sempre lavorare sui tuoi casini!”. Voglio farlo tacere, perché oramai è tardi per cercare un ricorso; non può farsi sentire solo quando lo vede e sembra che nella testa abbiano dato il via a più film contemporaneamente e l’audio si confonde facendo un gran casino.
Solo per aver rivisto quel sorriso che ricorda gli abbracci, quel sorriso caldo delle prese per il culo sulla mia bassa statura, solo perché lui, i suoi riccioli e il suo corpo sono là, a poca distanza, non può permettersi di strillare nella mia cassa toracica come se non ci fosse nessuno se non lui. Perché non pensa ai coniugi Polmone che lavorano giorno e notte? Perché non pensa un po’ a quel gentil’uomo che è lo Stomaco che, a parte in qualche rara situazione, sta sempre buono e zitto? Perché non se ne sta buono, il Cuore, incatenato e nel suo esilio?
“Sei solo un inutile cuore, cosa ne vuoi sapere tu di cosa vuol dire amministrare un corpo umano? Tu sei solo un essere insignificante, capace solo di far del male a tutti affezionandoti alle persone, cedendo agli abbracci. Dice bene la ragione che dichiara che sei solo un organo inutile. Ecco cosa sei: solo un ricettacolo di emozioni mal sane.”.
E le vene si sono scaldate di colpo per tornare alla loro temperatura altrettanto velocemente, ma dentro era calato il gelo. Un fuoco che non scalda, ma gela può esistere? O è solo una misera sensazione?
Era solo un eco. Solo un misero, maledetettissimo e fortissimo eco di quegli abbracci che, forse, ha ragione il cuore: mancano un po’ a tutti. E’ solo un eco, tutto questo cocente calore estivo; è inverno, ancora, e l’estate è lontana, ma ogni tanto, sotto il solo si sente il tiepido calore primaverile di qualcosa di… qualcosa di sconosciuto, senza volto né nome, però è pur sempre la primavera di qualcosa e tu sei solo un lontano eco.
mercoledì 2 febbraio 2011
Tom: Domanda: che succede se per caso ti innamori?
Sole: Non dirmi che ci credi. Ci credi?
Tom: Sto parlando dell'amore, mica di Babbo Natale.
Sole: Va bene, ma almeno spiegami cosa vuol dire. Ho avuto diverse storie nella vita, eppure non l'ho mai visto, ti assicuro.
Tom: Forse...
Sole: E un'infinità di coppie sposate oggi divorziano. I miei per esempio.
Tom: Beh si anche i miei però...
McKenzie: Io penso che la signorina faccia il grillo parlante un po' troppo.
Sole: Credimi, la signorina sa quello che dice. L’amore non esiste, è una pura fantasia.
Tom: Beh… secondo me hai torto marcio.
Sole: Ok, se lo dici tu. Ci sarà qualcosa che mi è sfuggito, evidentemente.
Tom: Quando c’è di sicuro non ti sfugge.
Sole: Se non altro siamo d’accordo sul fatto che non siamo d’accordo.
Sole: Non dirmi che ci credi. Ci credi?
Tom: Sto parlando dell'amore, mica di Babbo Natale.
Sole: Va bene, ma almeno spiegami cosa vuol dire. Ho avuto diverse storie nella vita, eppure non l'ho mai visto, ti assicuro.
Tom: Forse...
Sole: E un'infinità di coppie sposate oggi divorziano. I miei per esempio.
Tom: Beh si anche i miei però...
McKenzie: Io penso che la signorina faccia il grillo parlante un po' troppo.
Sole: Credimi, la signorina sa quello che dice. L’amore non esiste, è una pura fantasia.
Tom: Beh… secondo me hai torto marcio.
Sole: Ok, se lo dici tu. Ci sarà qualcosa che mi è sfuggito, evidentemente.
Tom: Quando c’è di sicuro non ti sfugge.
Sole: Se non altro siamo d’accordo sul fatto che non siamo d’accordo.
Cit. 500 giorni insieme
martedì 1 febbraio 2011
Se per sbaglio dici ad un’amica – o a qualsiasi adolescente (a)normale che vive in questa generazione – che c’è una persona che ti fa stare bene, capirà che c'è una persona che ti piace. Sì, la differenza è molto sottile, ma per me sono due cose distinte. Voglio dire, S. mi piaceva, ma non mi faceva star bene. Il Fuoco mi faceva star bene. La differenza era sottile, ma c’era. O almeno c’era per me.
Se per sbaglio dici ad un’amica – o a qualsiasi adolescente (a)normale che vive in questa generazione – che c’è una persona che ti fa star bene, ma che non sai se ti piace o meno ti dirà “va bene… E quanti anni ha?” e così inizia la trafila delle domande, che ci manca poco che ti chieda anche il codice fiscale, se è battezzato, se è nato prematuro, puntuale o in ritardo e a quanti mesi ha fatto il primo vaccino. Che tanto, poi, queste non sono le domande che interessano alla suddetta amica, no, figuriamoci, a lei interessa il com’è fuori; se è alto o basso, se è muscoloso, grasso o uno magro stile Peter Parker prima del morso del ragno geneticamente modificato, se è biondo, moro o castano e se è riccio o porta i capelli corti. A lei importa sapere se è “figo” o è un cesso, se è uno che segue la moda o se è “uno che la moda la evita come fai tu”.
Una persona non può affascinarti – e non piacerti, perché quello non lo sai neanche tu – per quello che è? Per come costruisce le frasi e per come dice le cose? Non può piacerti per quel maledetto e piccolissimo pezzo che hai visto, ma visto non con gli occhi di chi vede una persona per strada ma con gli occhi di chi guarda? Non può semplicemente affascinarti per quello che dimostra di essere?
Che, poi, se una persona non può affascinarti per quello che ha dentro, io dovrei iniziare a cercare il corvo da impagliare per la mia vecchiaia in solitudine e decidere se diventare “la vecchia (acida e pazza) dei gatti che buca i palloni ai bambini quando finiscono nel suo giardino” o “la vecchia che sembra gentile e che inizia a parlare di come sta andando a rotoli questo posto e che è la persona più triste e introversa del mondo”, perché non sono né Megan Fox né Kate Moss, al massimo sono Oprah Winfrey in versione bianca (che poi, Oprah è un po’ tonda, ma è una donna con più palle di certi uomini). O forse, anziché scegliere il corvo da impagliare per la mia vecchiaia e smetterla di pensare che tipo di vecchia zitella dovrò essere, dovrei semplicemente mandare a cagare questi adolescenti (a)normali che non capiscono che si può essere affascinati da una persona senza dar peso all’aspetto esteriore, che non è importante quanti anni ha una persona sulla carta di identità ma quanti né ha nella testa e nel cuore, che non importante se uno ha lo stile da nerd di Peter Parker prima del morso del ragno o se sembra Superman con un gusto migliore nel scegliersi i vestiti, che non importante se è una persona è bassa o alta, grassa o uno stecco nonostante mangi per tre.
Forse dovrei semplicemente ricordarmi che io sono quella che è sempre stata convinta dell’importanza dell’essere e che non è convinta dell’importanza dell’apparire. Forse, quando qualcuno alla mia affermazione “mi affascina, mi fa stare bene” mi risponde “ma allora ti piace!”, dovrei semplicemente sorridere e annuire; così lei/lui/loro sarebbero contenti ed io non devo cercare la metafora più semplice del mondo per spiegarli la sottile differenza che corre tra l’essere affascinati e stare bene per via di una persona ed il fatto che quella persona ti piace.
Certe volte mi chiedo se sono io ad avere un cervello che è anormale o se questa generazione è davvero anormale, senza la a tra parentesi. E certe volte ancora mi chiedo perché non penso semplicemente come gli altri e perché non la smetto di analizzare tutto trovando le mille sottili differenze che ci sono tra cose che apparentemente sembrano uguali. Che, poi, se smettessi di farmi tanti problemi vivrei meglio in maniera più spensierata senza crearmi tanto stress per trovare un modo per spiegare la differenza che c'è tra un viola qualsiasi ed il mio viola preferito, ad esempio.
Se per sbaglio dici ad un’amica – o a qualsiasi adolescente (a)normale che vive in questa generazione – che c’è una persona che ti fa star bene, ma che non sai se ti piace o meno ti dirà “va bene… E quanti anni ha?” e così inizia la trafila delle domande, che ci manca poco che ti chieda anche il codice fiscale, se è battezzato, se è nato prematuro, puntuale o in ritardo e a quanti mesi ha fatto il primo vaccino. Che tanto, poi, queste non sono le domande che interessano alla suddetta amica, no, figuriamoci, a lei interessa il com’è fuori; se è alto o basso, se è muscoloso, grasso o uno magro stile Peter Parker prima del morso del ragno geneticamente modificato, se è biondo, moro o castano e se è riccio o porta i capelli corti. A lei importa sapere se è “figo” o è un cesso, se è uno che segue la moda o se è “uno che la moda la evita come fai tu”.
Una persona non può affascinarti – e non piacerti, perché quello non lo sai neanche tu – per quello che è? Per come costruisce le frasi e per come dice le cose? Non può piacerti per quel maledetto e piccolissimo pezzo che hai visto, ma visto non con gli occhi di chi vede una persona per strada ma con gli occhi di chi guarda? Non può semplicemente affascinarti per quello che dimostra di essere?
Che, poi, se una persona non può affascinarti per quello che ha dentro, io dovrei iniziare a cercare il corvo da impagliare per la mia vecchiaia in solitudine e decidere se diventare “la vecchia (acida e pazza) dei gatti che buca i palloni ai bambini quando finiscono nel suo giardino” o “la vecchia che sembra gentile e che inizia a parlare di come sta andando a rotoli questo posto e che è la persona più triste e introversa del mondo”, perché non sono né Megan Fox né Kate Moss, al massimo sono Oprah Winfrey in versione bianca (che poi, Oprah è un po’ tonda, ma è una donna con più palle di certi uomini). O forse, anziché scegliere il corvo da impagliare per la mia vecchiaia e smetterla di pensare che tipo di vecchia zitella dovrò essere, dovrei semplicemente mandare a cagare questi adolescenti (a)normali che non capiscono che si può essere affascinati da una persona senza dar peso all’aspetto esteriore, che non è importante quanti anni ha una persona sulla carta di identità ma quanti né ha nella testa e nel cuore, che non importante se uno ha lo stile da nerd di Peter Parker prima del morso del ragno o se sembra Superman con un gusto migliore nel scegliersi i vestiti, che non importante se è una persona è bassa o alta, grassa o uno stecco nonostante mangi per tre.
Forse dovrei semplicemente ricordarmi che io sono quella che è sempre stata convinta dell’importanza dell’essere e che non è convinta dell’importanza dell’apparire. Forse, quando qualcuno alla mia affermazione “mi affascina, mi fa stare bene” mi risponde “ma allora ti piace!”, dovrei semplicemente sorridere e annuire; così lei/lui/loro sarebbero contenti ed io non devo cercare la metafora più semplice del mondo per spiegarli la sottile differenza che corre tra l’essere affascinati e stare bene per via di una persona ed il fatto che quella persona ti piace.
Certe volte mi chiedo se sono io ad avere un cervello che è anormale o se questa generazione è davvero anormale, senza la a tra parentesi. E certe volte ancora mi chiedo perché non penso semplicemente come gli altri e perché non la smetto di analizzare tutto trovando le mille sottili differenze che ci sono tra cose che apparentemente sembrano uguali. Che, poi, se smettessi di farmi tanti problemi vivrei meglio in maniera più spensierata senza crearmi tanto stress per trovare un modo per spiegare la differenza che c'è tra un viola qualsiasi ed il mio viola preferito, ad esempio.
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