martedì 1 febbraio 2011

Se per sbaglio dici ad un’amica – o a qualsiasi adolescente (a)normale che vive in questa generazione – che c’è una persona che ti fa stare bene, capirà che c'è una persona che ti piace. Sì, la differenza è molto sottile, ma per me sono due cose distinte. Voglio dire, S. mi piaceva, ma non mi faceva star bene. Il Fuoco mi faceva star bene. La differenza era sottile, ma c’era. O almeno c’era per me.
Se per sbaglio dici ad un’amica – o a qualsiasi adolescente (a)normale che vive in questa generazione – che c’è una persona che ti fa star bene, ma che non sai se ti piace o meno ti dirà “va bene… E quanti anni ha?” e così inizia la trafila delle domande, che ci manca poco che ti chieda anche il codice fiscale, se è battezzato, se è nato prematuro, puntuale o in ritardo e a quanti mesi ha fatto il primo vaccino. Che tanto, poi, queste non sono le domande che interessano alla suddetta amica, no, figuriamoci, a lei interessa il com’è fuori; se è alto o basso, se è muscoloso, grasso o uno magro stile Peter Parker prima del morso del ragno geneticamente modificato, se è biondo, moro o castano e se è riccio o porta i capelli corti. A lei importa sapere se è “figo” o è un cesso, se è uno che segue la moda o se è “uno che la moda la evita come fai tu”.
Una persona non può affascinarti – e non piacerti, perché quello non lo sai neanche tu – per quello che è? Per come costruisce le frasi e per come dice le cose? Non può piacerti per quel maledetto e piccolissimo pezzo che hai visto, ma visto non con gli occhi di chi vede una persona per strada ma con gli occhi di chi guarda? Non può semplicemente affascinarti per quello che dimostra di essere?
Che, poi, se una persona non può affascinarti per quello che ha dentro, io dovrei iniziare a cercare il corvo da impagliare per la mia vecchiaia in solitudine e decidere se diventare “la vecchia (acida e pazza) dei gatti che buca i palloni ai bambini quando finiscono nel suo giardino” o “la vecchia che sembra gentile e che inizia a parlare di come sta andando a rotoli questo posto e che è la persona più triste e introversa del mondo”, perché non sono né Megan Fox né Kate Moss, al massimo sono Oprah Winfrey in versione bianca (che poi, Oprah è un po’ tonda, ma è una donna con più palle di certi uomini). O forse, anziché scegliere il corvo da impagliare per la mia vecchiaia e smetterla di pensare che tipo di vecchia zitella dovrò essere, dovrei semplicemente mandare a cagare questi adolescenti (a)normali che non capiscono che si può essere affascinati da una persona senza dar peso all’aspetto esteriore, che non è importante quanti anni ha una persona sulla carta di identità ma quanti né ha nella testa e nel cuore, che non importante se uno ha lo stile da nerd di Peter Parker prima del morso del ragno o se sembra Superman con un gusto migliore nel scegliersi i vestiti, che non importante se è una persona è bassa o alta, grassa o uno stecco nonostante mangi per tre.
Forse dovrei semplicemente ricordarmi che io sono quella che è sempre stata convinta dell’importanza dell’essere e che non è convinta dell’importanza dell’apparire. Forse, quando qualcuno alla mia affermazione “mi affascina, mi fa stare bene” mi risponde “ma allora ti piace!”, dovrei semplicemente sorridere e annuire; così lei/lui/loro sarebbero contenti ed io non devo cercare la metafora più semplice del mondo per spiegarli la sottile differenza che corre tra l’essere affascinati e stare bene per via di una persona ed il fatto che quella persona ti piace.

Certe volte mi chiedo se sono io ad avere un cervello che è anormale o se questa generazione è davvero anormale, senza la a tra parentesi. E certe volte ancora mi chiedo perché non penso semplicemente come gli altri e perché non la smetto di analizzare tutto trovando le mille sottili differenze che ci sono tra cose che apparentemente sembrano uguali. Che, poi, se smettessi di farmi tanti problemi vivrei meglio in maniera più spensierata senza crearmi tanto stress per trovare un modo per spiegare la differenza che c'è tra un viola qualsiasi ed il mio viola preferito, ad esempio.

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