giovedì 3 febbraio 2011

E’ solo un eco. Solo un misero, un maledettissimo e fortissimo eco.

Smettila di fingere di non sapere come erano le sue braccia e come ti piaceva quando arrivava e senza alcun motivo di abbracciava! Smettila di fingere che lui non ti bruci ancora nelle vene facendo un male cane, come se ti gettassero dell’alcool su una ferita! Smettila, perché sarò esiliato ma son pur sempre il tuo cuore!”. Sta urlando, quel cuore incatenato. Sta sbraitando per la prima volta dopo la sua condanna accettata in silenzio, senza lacrime né ricorsi.
Io, caro Cuore, non sto fingendo di non sapere, non ricordo com’era. Non ricordo il calore, non ricordo il bene che facevano quelle braccia… non voglio ricordare i suoi abbracci, chiaro? Perciò tornatene al tuo esilio e zitto, che quando ti do la possibilità di decidere qualcosa crei solo casini e poi tocca alla Ragione rimetterli apposto e, poverina, non può sempre lavorare sui tuoi casini!”. Voglio farlo tacere, perché oramai è tardi per cercare un ricorso; non può farsi sentire solo quando lo vede e sembra che nella testa abbiano dato il via a più film contemporaneamente e l’audio si confonde facendo un gran casino.
Solo per aver rivisto quel sorriso che ricorda gli abbracci, quel sorriso caldo delle prese per il culo sulla mia bassa statura, solo perché lui, i suoi riccioli e il suo corpo sono là, a poca distanza, non può permettersi di strillare nella mia cassa toracica come se non ci fosse nessuno se non lui. Perché non pensa ai coniugi Polmone che lavorano giorno e notte? Perché non pensa un po’ a quel gentil’uomo che è lo Stomaco che, a parte in qualche rara situazione, sta sempre buono e zitto? Perché non se ne sta buono, il Cuore, incatenato e nel suo esilio?
Sei solo un inutile cuore, cosa ne vuoi sapere tu di cosa vuol dire amministrare un corpo umano? Tu sei solo un essere insignificante, capace solo di far del male a tutti affezionandoti alle persone, cedendo agli abbracci. Dice bene la ragione che dichiara che sei solo un organo inutile. Ecco cosa sei: solo un ricettacolo di emozioni mal sane.”.

E le vene si sono scaldate di colpo per tornare alla loro temperatura altrettanto velocemente, ma dentro era calato il gelo. Un fuoco che non scalda, ma gela può esistere? O è solo una misera sensazione?
Era solo un eco. Solo un misero, maledetettissimo e fortissimo eco di quegli abbracci che, forse, ha ragione il cuore: mancano un po’ a tutti. E’ solo un eco, tutto questo cocente calore estivo; è inverno, ancora, e l’estate è lontana, ma ogni tanto, sotto il solo si sente il tiepido calore primaverile di qualcosa di… qualcosa di sconosciuto, senza volto né nome, però è pur sempre la primavera di qualcosa e tu sei solo un lontano eco.

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