sabato 26 febbraio 2011

Subito a me il cuore si agita nel petto solo che appena ti veda, e la voce si perde nella lingua inerte.

Vorrei scriverti una di quelle lunghe lettere che ogni tanto mi prende di scrivere alle persone e che puntualmente non consegno mai. Vorrei scriverti una di quelle lunghe lettere, ma non saprei neanche come iniziarla; come ti dovrei chiamare? Col tuo nome? Col soprannome che uso quando parlo di te? Posso darti del tu o da una sconosciuta di romperebbe le palle?
Vorrei scriverti ma sarebbe una lunga lista di domande, probabilmente; domande su di te, su cosa ti piace. Ti domanderei se da bambino avevi paura del buio e se anche tu stavi nella “zona sicura del letto”, se eri un mammone e se anche da bambino tifavi l’inter. Ti vorrei chiedere tante di quelle cose che alla fine lascerei correre la mano sulla carta e la riempirei di domande stupide e di quei soliti e maledetti cliché.
Vorrei scriverti senza pensare ad una trama per la lettera, perché vorrei lasciar andare tutto quello che mi frulla per la testa. Vorrei scriverti una lettera in cui cercherei di non mettere le mie fisime, perché a te cosa importa se io non mi vedo adatta alla vita? Cosa importa a te se disprezzo il mio naso e vorrei essere totalmente diversa?
Vorrei scriverti, sai. Vorrei scriverti che i tuoi occhi mi ricordano l’acqua chiara di qualche lago di montagna e mi piacerebbe tuffarmi dentro ad essi. Vorrei dirti che quando ti incrocio per i corridoi sorrido, ma non è uno di quei sorrisi di plastica. E' uno dei miei sorrisi più veri, quello da film americano di serie C. Vorrei scriverti che quando ti vedo il sabato sera appoggiato al muro mentre i tuoi amici ridono e scherzano vicino a te, mentre tu sembri lontano anni luce mi ricordi un po’ me e le volte che son con loro senza esserci, ma vorrei pure dirti che quell’aria da “forever alone” mi fa tanta tenerezza. Vorrei scriverti di sorridere sempre, perché quando sorridi una voce nella mia testa inizia a recitarmi Saffo, e non è una bella cosa da dire, perché passerei per psicopatica ai tuoi occhi, ma è così. Vorrei dirti di essere felice, perché questo mi farebbe star bene davvero.
Vorrei scriverti una di quelle lunghe lettere che ogni tanto mi prende di scrivere alle persone e che puntualmente non consegno mai, ma che senso avrebbe?
Che poi non so se mi stanno più sul cazzo i/le Dj, i Pr - o chi si improvvisa tale - o la gente che usa il verbo “suonare” riferito ad una persona che la musica la rovina e basta.
Mixare una canzone non è suonare, ecchecarciofomarcio!

venerdì 25 febbraio 2011

“All you need is love” “Maybe”.

Una volta, quando avevo il cuore ed era ridotto come un piatto di tagliatelle al ragù, una persona mi disse che avevo solo bisogno d’amore, ma dissi che io, senza amore vivevo bene, anzi vivevo meglio. Forse, all’epoca era la verità, ora non lo so mica se è vero o no.
La mia scrittura diventa più piccola quando sono insicura, un po’ come ora.
Secondo me le farfalle nella preistoria erano velenose ed io, non so come, ho delle farfalle preistoriche nello stomaco; hanno avvelenato tutto, la ragione in primis che ora non riesce più a farsi valere. Io, che sono fifona ho fatto della ragione il mio coraggio, ma, contro la filofobia e la fobia delle farfalle preistoriche fa cagare, diciamocelo chiaramente.
Certe volte mi chiedo quand’è che ho iniziato ad aver paura di innamorarmi e dell’amore in generale, forse è colpa di quella mani di cambiare i finali delle favole, perché “non potevano sempre finire bene”, perché le favole servono, servono per imparare a credere nell’amore, a fidarsi di lui. Che poi è brutto, alla mia età, non crederci e temerlo fino a negare il bisogno di lui. Se non si ama a quest’età quando cazzo si ama?
Forse, quando risposi che io dell’amore non avevo bisogno ho mentito, ma non tanto a quella persona che conoscendomi l’ha capito prima di me che mentivo, ma a me stessa.
Vorrei andare da quella persona, ora, e dirle “richiedimi se ho bisogno d’amore. Ora son pronta a risponderti”. Risponderei senza pensare e, forse forse, la risposta sarebbe diversa.
Non riesco a lavar via quella scritta, sembra quasi che l'inchiostro sia filtrato fin sotto al primo strato di pelle. Dovrò raschiar via tutto con la spugna ruvida, lasciandomi il braccio rosso per ore.
O forse son solo io che continuo a vedere nitidamente quella scritta sul braccio e, in realtà, è sparita alla prima passata d'acqua bollente.

venerdì 18 febbraio 2011

Se qualche volta la felicità si scorda di voi, voi non scordatevi di lei. […] La felicità è fatta dalle piccole cose, se costa cara non è di buona qualità”.

Benigni, Sanremo 2011.
L'ultima volta che ho costruito qualcosa con le mie mani andavo in prima media ed era un ipopotamo fatto con la creta, solo che li avevo dipinto il naso di rosa e tutti lo scambiavano per un maiale. Questo, crede che renda abbastanza bene l'idea sulle mie doti artistiche quando si tratta di costruire qualcosa. Avrei voluto farlo presente a quella bravissima donna che la laurea l'ha presa coi punti dell'Esselunga e che mi insegna biologia quando le è venuta la magnifica idea di darci per copito la costruzione di un modellino di una cellula eucariota.
Come se non bastasse il nervoso che mi fa venire la prof. di biologia ci si mette pure la bidella rimbambita che quando li do i soldi per la focaccina mi risponde "ma chi sono? Babbo Natale?" cercandosi in risposta un "no, al massimo sei la befana. Babbo Natale era uomo", mentre in piedi davanti a lei c'è Mr 5c che, come al suo solito, era fuori a fare un emerito cazzo. Voglio dire, ma la bidella non poteva semplicemente dirmi "piena o vuota?" e lui non poteva essere in classe a far lezione, no?
Che (non) amabile figure di mmmerda!
Son stata due ore vicino al tipo che si chiama come il granchio della Sirenetta e, sia ben chiaro che quel tizio mi terrorizza e non poco, però alla fine è pure simpatico e gentile. E quante cose ci si perde quando si giudicano le persone solo dall'apparenza.
Poi, vabbè, torni a casa e ti trovi davanti l'Innominato che fa pubblicità alla sua tipa che ha due djsette ed uno, guarda caso, capito proprio il giorno del mio compleanno. Quasi quasi vado a quella serata, mi ubriaco pesantemente e per sbaglio le rompo i cosi con cui mixa (in maniera orrenda) le canzoni. Sarebbe un compleanno perfetto, rinuncerei pure alle lasagne per farlo, eh! Quasi quasi lo propongo, tanto sui sei amici che vorrei che fossero con me quella sera a quattro la discoteca piace. Beccato che la serata sia vicino Milano, doh!
Affoghiamo tutto il nervoso nascosto nel thè caldo. E qualcuno santifichi la teina, cazzo!

giovedì 17 febbraio 2011

Lettura di un sms che li arriva durante la lezione:
«Senti qua: “conosci mica un batterista che faccia del rock e che può venire il sabato sera a suonare per l’Italia?” ora li rispondo che se pagano bene ci vado io!»
- dieci minuti ed una risposta dopo -
«“Non lo so. Sarebbe da testare”. Se li rispondo testa tu e se pagano bene vengo io, passo per uno che guarda solo ai soldi? – ride, prima di tornare serio - Non siamo più negli anni 60, lì era una cosa così si poteva fare. Ora, se vai a suonare il sabato sera non ti viene ad ascoltare nessuno. Sai perché?»
«Perché vanno tutti in discoteca… purtroppo»
«Esatto! Solo le “bravi ragazzi” andrebbero ad ascoltare della buona musica. Tipo te andresti ad ascoltare un concerto il sabato sera, no?»
«Sì che andrei! La discoteca mi fa pure schifo»


«Sai cosa ci vorrebbe per farlo bene?»
- sguardo disperato misto a una quasi risata isterica da parte mia –
«Ci siamo capiti. Più lenta e mettici un Campobasso»
[…]
«Dov’è Campobasso? In Basilicata?»
«Non è in Puglia?»
«No, è in Basilicata o è nella zona della Campagna!»
«Secondo me è in Puglia… no, forse mi sbaglio con Foggia»
«Che scemo! E’ in Molise!»
«In Molise?»
«Sì, insieme alla provincia di Isernia»
«Io pensavo che Isernia fosse a Torino!»
«Eh sì, una città nella città proprio!»
«Ma nel senso che è in Piemonte pure Isernia!»
«Sì, certo. La Spezia è a Genova, infatti»


«Ti sei scelta uno strumento dove servono tutti e quattro gli arti. Anzi, come diceva De Piscopo “servono sei arti per suonare la batteria”»
- un minuto di silenzio quasi totale per riflettere -
«Cinque gli ho trovati. Me ne manca uno, però… Le due gambe, le braccia, il cervello e poi?»
«Lui diceva la testa più che il cervello. La testa è più poetico, il cervello fa troppo anatomico»
«Sì, vabbè, sempre lì siamo! Ma il sesto qual è?»
«Lui era napoletano, quindi quale può essere l’altro?»
«Il cuore!»
«'o core! Quindi servono due gambe, due braccia, la testa e il cuore per suonare la batteria».
[…]
«Che poi era, è! Mica è morto. E’ vivo e vegeto e suona ancora»


Che poi, io non ho scelto la batteria. E' stata lei a scegliere me e se non lo capisce lui, chi lo può capire?
Certe volte mi chiedo come mai esco da lì e sorrido sempre a 32 denti, anche nelle giornate in cui devo fare solfeggio ritmico – e io e il solfeggio ci stiamo reciprocamente sul cazzo – oppure in una giornata iniziata non proprio bene, forse questa è una piccola spiegazione. Voglio dire, come fai a non sorridere quando vai in un posto dove ti insegnano a padroneggiare il tuo strumento preferito? Anzi, come fai a non sorridere quando vai in un posto dove coltivi la tua passione?
Che poi, voglio dire Paolo è un genio. E’ un genio non solo come insegnante, è un genio come persona.
Se ripenso alle prime due o tre lezioni con lui, dove ero talmente timida che non riuscivo quasi a ridere o a fare battute, mi viene da ridere. Ora mi sembra una cosa così normale andare a lezione e, mentre si fa anche lezione, darli del vecchio e prendermi della scansafatiche, perché non studio.
Forse sorrido perché lui mi fa morire dal ridere o forse perché coltivo la mia passione, ma alla fine non importa perché, importa che lo faccia.

mercoledì 16 febbraio 2011

Scorticami il cuore.

Scorticami l’anima, il cuore. Fai a pezzi tutto quello che trovi, non fare il tenero gattino che ogni tanto tira fuori gli artigli mentre lo accarezzano, non tirarli fuori per sbaglio, non usarli per artigliarmi i polmoni, sempre per sbaglio. Staccati da lì e distruggimi il cuore con gli artigli.
Non saresti il primo che si attacca al cuore con gli artigli, solo che gli altri l’hanno fatto senza che nessuno lo volesse, né io né loro, mentre a te lo sto chiedendo. Tira fuori gli artigli e scorticami il cuore, tanto sono anestetizzata dai tuoi occhi, quindi non potrà far tanto male.
Entra dentro per davvero, tira fuori i denti e gli artigli e distruggi quello che trovi. Polmoni, farfalle, cuore. Distruggimi, fai pure, sopporterò il dolore.
Non lo fai? Perché? Perché tu, senza voler entrare, stai curando le vecchie ferie? Qual è il tuo scopo? Perché sembravi sparito ed ora mi si mozza il fiato a pensarti?
Entra dentro, tira fuori gli artigli e scorticami il cuore.
Scorticami il cuore, distruggilo, fallo a fette senza tanti preamboli. Scorticalo ora, senza aspettare tanto, senza pietà.

lunedì 14 febbraio 2011

Però davvero poi basta, me lo prometto
Saranno passati così tanti giorni dal momento in cui ti sto scrivendo che aver bisogno di parlare ancora di te, senza parlare con te
Sarà solo una stucchevole deriva criminale e io forse, se sarò bravo, se riusciro a ricordare a me stesso che non necesariamente saremo meglio o peggio di quello che siamo oggi
Mi fermerò prima di quello strazio che ancora mi sfonda il cuore
Ma ho capito che ci portiamo dentro chi non siamo riusciti ad avere accanto
Ma questo non potrà essere più un motivo per sentire sempre lo stesso giro infinito di parole
Sempre lo stesso giro infinito.
Non avremo colpe
Né io né te
L'ultimo giorno di inverno.

L'ultimo Giorno D'inverno - Niccolò Agliardi.
Se tornavo ad ascoltarlo con qualcosa di diverso, Agliardi, era meglio. Voglio dire, okay che è la sua nuova canzone però, cazzo, mica posso sapera quasi a memoria dopo una giornata.
Ma vaffanculo a me.

domenica 13 febbraio 2011

A. Blake.
Ti aspetto al Central Park. ♥

Che poi, certe amiche ti scrivono in bacheca frasi prese da una tua storia, una frase riferita a tutt'altra persona e a tutt'altra circostanza, che, però ti fa venire il mal di pancia perché viene detta a te e non sei tua a dirla, questa volta.
C'è qualcuno che mi aspetta a Central Park. Non è una cosa dolcissima?
Avrei voluto dirti “dai una sigaretta anche a me, papà?” e tu mi avresti guardato come un’aliena. Mi immagino la tua faccia, quando mi avresti chiesto se scherzassi o no e avrei letto la tua delusione sul viso quando t’avrei risposto di no, che non scherzo. Che poi, non sarebbe la prima delusione che ti do. La bocciatura, lo so che ti ha deluso, tu il maniaco della media del sette; che poi, se avrei la media del sette tu vorresti quella dell’otto. Ti conosco.
Avrei voluto dirti che quando eravamo su in montagna e tu uscivi per andare a prendere lo zio, finito di sciare, aspettavo di vederti andar via con la macchina e scappavo in terrazza, al freddo, con una Benson blu in bocca.
Avrei voluto dirti tante cose, papà. Dirti che quella volta che la S. ubriaca ha detto “ma quello non è quello che ti piace?” aveva ragione, che lui era quello che mi piaceva e che non sai quanto male ci sia stata per lui. Dirti che non è vero che sono astemia e che se esco prendo degli analcolici, perché quando esco prendo sempre la Caipiroska alla fragola o il Baileys. Avrei voluto svelarti quei piccoli segreti che stanno aumentando tra di noi, noi che ci dicevamo tutto.
Avrei voluto dirti che me l’hanno detto spesso di averti visto in giro con una e che l’ho capito che quando ti allontani a telefonare, per non farti sentire, ti stai sentendo probabilmente con lei. Avrei voluto dirti che io son pronta a sentirmi dire che tu hai un’altra, che sono stata abbastanza grande per vedere nonna all’ospedale - ed era messa male - e che sono stata abbastanza grande per ascoltare tutte le cose che mi hai voluto dire sulle cose che non andavano più tra te e mamma e per sapere che, la notte che abbiamo vinto i mondiali hai giurato che ti saresti rialzato per me.
Avrei voluto dirti, papà, che io per sapere la verità sono pronta e che non voglio più avere segreti con te.
Pà ci fumiamo una sigaretta parlando delle cose non dette? Ti va?

venerdì 11 febbraio 2011

Me and you whats going on?
All we seem to know is how to show
the feelings that are wrong


So don't go away, say what you say
Say that you'll stay
Forever and a day ... In the time of my life
Cos I need more time,
yes I need more time just to make things right.
Don't Go Away - Oasis.


- Che poi, io lo so che non la devo ascoltare, ma la ascolto e fanculo.
Gli occhi fanno quel che possono
niente meno e niente più
tutto quello che non vedono
è perchè non vuoi vederlo tu

cosa vuoi che sia
passa tutto quanto
solo un po' di tempo e ci riderai su

cosa vuoi che sia
ci sei solo dentro
pagati il tuo conto e pensaci tu.

giovedì 10 febbraio 2011

Io non sono mai stata bella, con che occhi mi guardavi?

09 gennaio 2011.

Ciao nonna, come stai?
Io sto che mi sono voluta sedere da sola e che la mia scrittura è sempre più piccola e orrida; mi trema la mano e non sono più d’accordo col mio scrittore preferito che dice che lui “non odia le persone, ma si sente meglio quando loro non sono intorno”. Io credo di odiarle e di sentirmi meglio quando non sono intorno.
Il 23 ha fissato una verifica di matematica ed è il giorno del tuo compleanno, solo io, a casa, me lo ricordo? Sai che è brava questa prof., nonna? E’ gentile e se non avessi avuto problemi in prima, con lei capirei tutto.
Nonno sta male ed io balbetto. Nonno sta male ed io non parlo, me lo tengo dentro e sto male, ma alle stelle non si mente, quindi neanche volendo potrei mentirti, vero? C’è chi mi ha detto “deliri” e chi ha detto “demenza”, io non ho avuto ancora le palle per guardare bene entrambe le cose, come ho fatto con te quando, finalmente, hanno detto davanti a me cosa avevi.
Sai, sapere che nonno sta male e che pure la testa ne se ne sta andando, mi distrugge; tu avevi lui e noi, ma lui per questi deliri ha litigato con zio e non ha te, zia – quasi giustamente con quello che è successo – lo tratta freddamente e pure papà. Io vorrei abbracciarlo, ma sai non riesco quasi ad abbracciare le amiche, figuriamoci ad abbracciare nonno che per me è quasi un Dio.
Nonno sta male ed io vorrei abbracciarlo, ma non so come si fa, vorrei dirli che tu ci sei, ma non in paradiso che non ci credo; forse sei solo dentro di noi, ma ci sei. L’importante è che ci sei, no?
Avevo promesso alla prof. di stare attenta, ma per una volta che riesco a scrivere lasciatemelo fare.
Sai, non ne sto parlando a nessuno ma del ragazzo che dava le farfalle non c’è traccia né intorno a me né dentro di me, ma l’irraggiungibile D. rimane sempre lì, tra i polmoni ed il cuore. Poi, sai, c’è uno di cui un pratica non so un carciofo ma lo penso e quando lo penso non sento le farfalle, ma sento gli pterodattili. Non posso neanche dirlo, perché il 99% delle persone mi prenderebbe per scema e come dargli torto? Voglio dire, è uno sconosciuto e io faccio nascere degli pterodattili nel mio stomaco… sì, sono scema, nonna. Non c’è nulla da fare.
Sei, su formspring ho letto una domanda sui nonni e ringrazio il cielo che non l’hanno fatta a me.
Mi viene da ridere, perché se stessimo parlando mi diresti che parlo complicato, ma io, ora, ti direi di ascoltare e che a me rende felice già questo.
Vorrei sentirmi dire un’altra volta che sono bella, bella come mi vedevi tu – e direi solo tu, perché io non sono bella – ed io mi chiedo perché tu lo dicevi in quel modo che, a quel tempo, fino a che ero con te mi credevo bella davvero. Con che occhi mi vedevi? Ero cicciottella, all’epoca più di ora, e avevo dei capelli orribili, ma tu mi vedevi bella. Mi vedresti bella anche ora? Ora che i capelli sono meno orribili e molto più corti e sono meno cicciottella, ma i chili di troppo ci sono sempre. Sai, mi piacerebbe sentirmelo dire da te che mi facevi credere di esserlo davvero, ma non lo voglio per vanità, lo vorrei perché mi manca la tua voce, i tuoi modi di fare.
Io non sono mai stata bella, con che occhi mi guardavi?

Lo zodiaco mi chiede se voglio davvero essere sola ed io non lo voglio davvero, ma.. ma nulla. Solo che sto sola perché è meglio così, meglio per me e per gli altri, soprattutto.
Dovrei esplodere, fa meno male, ma io sto per implodere e non so che farci. Vorrei un abbraccio in cui esplodere, un abbraccio dove posso esplodere e riuscire a tirar fuori quello che mi tengo dentro e che qualcuno mi dica che va tutto bene e che il trucco non cola, perché waterproof.
Vorrei solo un abbraccio dove esplodere, un abbraccio che mi dica di star tranquilla che sono sopravvissuta una volta e posso farcela ancora e che, magari col sorriso, mi ricordi che uso l’eye-liner waterproof e di esplodere, che non fa male.
Tu lo sapresti fare, ne sono certa.

Nonna devo andare, ma tu un giorno che non ha da fare, in qualsiasi posto ti trovi, vienimi a trovare in sogno, come quest’estate. Sarà solo un sogno, ma almeno ti rivedrei un’altra volta.
Mi manchi, più di quanto io stessa possa capire.
Ti voglio bene,

la tua piccola M.
Oggi sembra la giornata del: vogliamo ricordarle che tutto quello che le piace fa male.
Ma andare tutti a cagare una buona volta, no?

martedì 8 febbraio 2011

“Prima o poi scoprirò la verità.
Sei la salvezza o sei un pericolo?”
Cit. Lex Luthor.
Mi chiedo perché ieri sera anziché andarmi a vedere CSI, non me ne sono rimasta qua. Mi sarei vista quel bell casino tra fan e artisti contro gli anti! Che poi, io, gli anti li adoro; perché voglio dire si accaniscono contro un gruppo - o artista in generale - senza conoscere la propria musica. Non è una cosa strafiga?
Che poi, voglio dire le fan che insultano a loro volta per difendere l'insultato - e si sa difendere meglio da solo, visto quanta ironia usa - mi fanno scompisciare.
Maledetta me e la passione per CSI. Mi sarei fatta due sane risate con i soliti insulti.
Che poi, se tornano alla carica gli anti vuol dire che stanno tornando pure loro come gruppo, no?
Come li amo, gli anti. Più del gruppo, quasi.
Peace and love, gente.

sabato 5 febbraio 2011

Bowie aveva messo le sue insicurezze in Ziggy Stardust.
Io ho messo le mie certezze in AmyHeartless.
Bowie alla metà degli anni 70 non riusciva a percepire la differenza tra il personaggio sul palco e se stesso.
Io sono prossima a raggiungere lo stato in cui non sapro più dire qual è la mia maschera e qual è la mia vera faccia.
Bowie, alla fine, abbandona il personaggio di Ziggy Stardust.
Io, alla fine, non posso abbondare la mia maschera da Amy Heartless.
Che poi, alla fine, che tu ci metta dentro insicurezze o certezze son sempre altereghi e non sempre un alterego è una cosa salutare.


What is my real face?

giovedì 3 febbraio 2011

E’ solo un eco. Solo un misero, un maledettissimo e fortissimo eco.

Smettila di fingere di non sapere come erano le sue braccia e come ti piaceva quando arrivava e senza alcun motivo di abbracciava! Smettila di fingere che lui non ti bruci ancora nelle vene facendo un male cane, come se ti gettassero dell’alcool su una ferita! Smettila, perché sarò esiliato ma son pur sempre il tuo cuore!”. Sta urlando, quel cuore incatenato. Sta sbraitando per la prima volta dopo la sua condanna accettata in silenzio, senza lacrime né ricorsi.
Io, caro Cuore, non sto fingendo di non sapere, non ricordo com’era. Non ricordo il calore, non ricordo il bene che facevano quelle braccia… non voglio ricordare i suoi abbracci, chiaro? Perciò tornatene al tuo esilio e zitto, che quando ti do la possibilità di decidere qualcosa crei solo casini e poi tocca alla Ragione rimetterli apposto e, poverina, non può sempre lavorare sui tuoi casini!”. Voglio farlo tacere, perché oramai è tardi per cercare un ricorso; non può farsi sentire solo quando lo vede e sembra che nella testa abbiano dato il via a più film contemporaneamente e l’audio si confonde facendo un gran casino.
Solo per aver rivisto quel sorriso che ricorda gli abbracci, quel sorriso caldo delle prese per il culo sulla mia bassa statura, solo perché lui, i suoi riccioli e il suo corpo sono là, a poca distanza, non può permettersi di strillare nella mia cassa toracica come se non ci fosse nessuno se non lui. Perché non pensa ai coniugi Polmone che lavorano giorno e notte? Perché non pensa un po’ a quel gentil’uomo che è lo Stomaco che, a parte in qualche rara situazione, sta sempre buono e zitto? Perché non se ne sta buono, il Cuore, incatenato e nel suo esilio?
Sei solo un inutile cuore, cosa ne vuoi sapere tu di cosa vuol dire amministrare un corpo umano? Tu sei solo un essere insignificante, capace solo di far del male a tutti affezionandoti alle persone, cedendo agli abbracci. Dice bene la ragione che dichiara che sei solo un organo inutile. Ecco cosa sei: solo un ricettacolo di emozioni mal sane.”.

E le vene si sono scaldate di colpo per tornare alla loro temperatura altrettanto velocemente, ma dentro era calato il gelo. Un fuoco che non scalda, ma gela può esistere? O è solo una misera sensazione?
Era solo un eco. Solo un misero, maledetettissimo e fortissimo eco di quegli abbracci che, forse, ha ragione il cuore: mancano un po’ a tutti. E’ solo un eco, tutto questo cocente calore estivo; è inverno, ancora, e l’estate è lontana, ma ogni tanto, sotto il solo si sente il tiepido calore primaverile di qualcosa di… qualcosa di sconosciuto, senza volto né nome, però è pur sempre la primavera di qualcosa e tu sei solo un lontano eco.

mercoledì 2 febbraio 2011

Tom: Domanda: che succede se per caso ti innamori?
Sole: Non dirmi che ci credi. Ci credi?
Tom: Sto parlando dell'amore, mica di Babbo Natale.
Sole: Va bene, ma almeno spiegami cosa vuol dire. Ho avuto diverse storie nella vita, eppure non l'ho mai visto, ti assicuro.
Tom: Forse...
Sole: E un'infinità di coppie sposate oggi divorziano. I miei per esempio.
Tom: Beh si anche i miei però...
McKenzie: Io penso che la signorina faccia il grillo parlante un po' troppo.
Sole: Credimi, la signorina sa quello che dice. L’amore non esiste, è una pura fantasia.
Tom: Beh… secondo me hai torto marcio.
Sole: Ok, se lo dici tu. Ci sarà qualcosa che mi è sfuggito, evidentemente.
Tom: Quando c’è di sicuro non ti sfugge.
Sole: Se non altro siamo d’accordo sul fatto che non siamo d’accordo.


Cit. 500 giorni insieme

martedì 1 febbraio 2011

Se per sbaglio dici ad un’amica – o a qualsiasi adolescente (a)normale che vive in questa generazione – che c’è una persona che ti fa stare bene, capirà che c'è una persona che ti piace. Sì, la differenza è molto sottile, ma per me sono due cose distinte. Voglio dire, S. mi piaceva, ma non mi faceva star bene. Il Fuoco mi faceva star bene. La differenza era sottile, ma c’era. O almeno c’era per me.
Se per sbaglio dici ad un’amica – o a qualsiasi adolescente (a)normale che vive in questa generazione – che c’è una persona che ti fa star bene, ma che non sai se ti piace o meno ti dirà “va bene… E quanti anni ha?” e così inizia la trafila delle domande, che ci manca poco che ti chieda anche il codice fiscale, se è battezzato, se è nato prematuro, puntuale o in ritardo e a quanti mesi ha fatto il primo vaccino. Che tanto, poi, queste non sono le domande che interessano alla suddetta amica, no, figuriamoci, a lei interessa il com’è fuori; se è alto o basso, se è muscoloso, grasso o uno magro stile Peter Parker prima del morso del ragno geneticamente modificato, se è biondo, moro o castano e se è riccio o porta i capelli corti. A lei importa sapere se è “figo” o è un cesso, se è uno che segue la moda o se è “uno che la moda la evita come fai tu”.
Una persona non può affascinarti – e non piacerti, perché quello non lo sai neanche tu – per quello che è? Per come costruisce le frasi e per come dice le cose? Non può piacerti per quel maledetto e piccolissimo pezzo che hai visto, ma visto non con gli occhi di chi vede una persona per strada ma con gli occhi di chi guarda? Non può semplicemente affascinarti per quello che dimostra di essere?
Che, poi, se una persona non può affascinarti per quello che ha dentro, io dovrei iniziare a cercare il corvo da impagliare per la mia vecchiaia in solitudine e decidere se diventare “la vecchia (acida e pazza) dei gatti che buca i palloni ai bambini quando finiscono nel suo giardino” o “la vecchia che sembra gentile e che inizia a parlare di come sta andando a rotoli questo posto e che è la persona più triste e introversa del mondo”, perché non sono né Megan Fox né Kate Moss, al massimo sono Oprah Winfrey in versione bianca (che poi, Oprah è un po’ tonda, ma è una donna con più palle di certi uomini). O forse, anziché scegliere il corvo da impagliare per la mia vecchiaia e smetterla di pensare che tipo di vecchia zitella dovrò essere, dovrei semplicemente mandare a cagare questi adolescenti (a)normali che non capiscono che si può essere affascinati da una persona senza dar peso all’aspetto esteriore, che non è importante quanti anni ha una persona sulla carta di identità ma quanti né ha nella testa e nel cuore, che non importante se uno ha lo stile da nerd di Peter Parker prima del morso del ragno o se sembra Superman con un gusto migliore nel scegliersi i vestiti, che non importante se è una persona è bassa o alta, grassa o uno stecco nonostante mangi per tre.
Forse dovrei semplicemente ricordarmi che io sono quella che è sempre stata convinta dell’importanza dell’essere e che non è convinta dell’importanza dell’apparire. Forse, quando qualcuno alla mia affermazione “mi affascina, mi fa stare bene” mi risponde “ma allora ti piace!”, dovrei semplicemente sorridere e annuire; così lei/lui/loro sarebbero contenti ed io non devo cercare la metafora più semplice del mondo per spiegarli la sottile differenza che corre tra l’essere affascinati e stare bene per via di una persona ed il fatto che quella persona ti piace.

Certe volte mi chiedo se sono io ad avere un cervello che è anormale o se questa generazione è davvero anormale, senza la a tra parentesi. E certe volte ancora mi chiedo perché non penso semplicemente come gli altri e perché non la smetto di analizzare tutto trovando le mille sottili differenze che ci sono tra cose che apparentemente sembrano uguali. Che, poi, se smettessi di farmi tanti problemi vivrei meglio in maniera più spensierata senza crearmi tanto stress per trovare un modo per spiegare la differenza che c'è tra un viola qualsiasi ed il mio viola preferito, ad esempio.