domenica 13 febbraio 2011

Avrei voluto dirti “dai una sigaretta anche a me, papà?” e tu mi avresti guardato come un’aliena. Mi immagino la tua faccia, quando mi avresti chiesto se scherzassi o no e avrei letto la tua delusione sul viso quando t’avrei risposto di no, che non scherzo. Che poi, non sarebbe la prima delusione che ti do. La bocciatura, lo so che ti ha deluso, tu il maniaco della media del sette; che poi, se avrei la media del sette tu vorresti quella dell’otto. Ti conosco.
Avrei voluto dirti che quando eravamo su in montagna e tu uscivi per andare a prendere lo zio, finito di sciare, aspettavo di vederti andar via con la macchina e scappavo in terrazza, al freddo, con una Benson blu in bocca.
Avrei voluto dirti tante cose, papà. Dirti che quella volta che la S. ubriaca ha detto “ma quello non è quello che ti piace?” aveva ragione, che lui era quello che mi piaceva e che non sai quanto male ci sia stata per lui. Dirti che non è vero che sono astemia e che se esco prendo degli analcolici, perché quando esco prendo sempre la Caipiroska alla fragola o il Baileys. Avrei voluto svelarti quei piccoli segreti che stanno aumentando tra di noi, noi che ci dicevamo tutto.
Avrei voluto dirti che me l’hanno detto spesso di averti visto in giro con una e che l’ho capito che quando ti allontani a telefonare, per non farti sentire, ti stai sentendo probabilmente con lei. Avrei voluto dirti che io son pronta a sentirmi dire che tu hai un’altra, che sono stata abbastanza grande per vedere nonna all’ospedale - ed era messa male - e che sono stata abbastanza grande per ascoltare tutte le cose che mi hai voluto dire sulle cose che non andavano più tra te e mamma e per sapere che, la notte che abbiamo vinto i mondiali hai giurato che ti saresti rialzato per me.
Avrei voluto dirti, papà, che io per sapere la verità sono pronta e che non voglio più avere segreti con te.
Pà ci fumiamo una sigaretta parlando delle cose non dette? Ti va?

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