Lettura di un sms che li arriva durante la lezione:
«Senti qua: “
conosci mica un batterista che faccia del rock e che può venire il sabato sera a suonare per l’Italia?” ora li rispondo che se pagano bene ci vado io!»
- dieci minuti ed una risposta dopo -
«“
Non lo so. Sarebbe da testare”. Se li rispondo testa tu e se pagano bene vengo io, passo per uno che guarda solo ai soldi? – ride, prima di tornare serio - Non siamo più negli anni 60, lì era una cosa così si poteva fare. Ora, se vai a suonare il sabato sera non ti viene ad ascoltare nessuno. Sai perché?»
«Perché vanno tutti in discoteca… purtroppo»
«Esatto! Solo le “bravi ragazzi” andrebbero ad ascoltare della buona musica.
Tipo te andresti ad ascoltare un concerto il sabato sera, no?»
«
Sì che andrei! La discoteca mi fa pure schifo»
«Sai cosa ci vorrebbe per farlo bene?»
- sguardo disperato misto a una quasi risata isterica da parte mia –
«Ci siamo capiti.
Più lenta e mettici un
Campobasso»
[…]
«Dov’è Campobasso? In Basilicata?»
«Non è in Puglia?»
«No, è in Basilicata o è nella zona della Campagna!»
«Secondo me è in Puglia… no, forse mi sbaglio con Foggia»
«Che scemo! E’ in Molise!»
«In Molise?»
«Sì, insieme alla provincia di Isernia»
«Io pensavo che Isernia fosse a Torino!»
«Eh sì, una città nella città proprio!»
«Ma nel senso che è in Piemonte pure Isernia!»
«Sì, certo. La Spezia è a Genova, infatti»
«Ti sei scelta uno strumento dove servono tutti e quattro gli arti. Anzi, come diceva De Piscopo “
servono sei arti per suonare la batteria”»
- un minuto di silenzio quasi totale per riflettere -
«Cinque gli ho trovati. Me ne manca uno, però… Le due gambe, le braccia, il cervello e poi?»
«Lui diceva la testa più che il cervello.
La testa è più poetico, il cervello fa troppo anatomico»
«Sì, vabbè, sempre lì siamo! Ma il sesto qual è?»
«Lui era napoletano, quindi quale può essere l’altro?»
«
Il cuore!»
«
'o core! Quindi servono due gambe, due braccia, la testa e il cuore per suonare la batteria».
[…]
«Che poi era, è! Mica è morto. E’ vivo e vegeto e suona ancora»
Che poi, io non ho scelto la batteria. E' stata lei a scegliere me e se non lo capisce lui, chi lo può capire?
Certe volte mi chiedo come mai esco da lì e sorrido sempre a 32 denti, anche nelle giornate in cui devo fare solfeggio ritmico – e io e il solfeggio ci stiamo reciprocamente sul cazzo – oppure in una giornata iniziata non proprio bene, forse questa è una piccola spiegazione. Voglio dire, come fai a non sorridere quando vai in un posto dove ti insegnano a padroneggiare il tuo strumento preferito? Anzi, come fai a non sorridere quando vai in un posto dove coltivi la tua passione?
Che poi, voglio dire Paolo è un genio. E’ un genio non solo come insegnante, è un genio come persona.
Se ripenso alle prime due o tre lezioni con lui, dove ero talmente timida che non riuscivo quasi a ridere o a fare battute, mi viene da ridere. Ora mi sembra una cosa così normale andare a lezione e, mentre si fa anche lezione, darli del vecchio e prendermi della scansafatiche, perché non studio.
Forse sorrido perché lui mi fa morire dal ridere o forse perché coltivo la mia passione, ma alla fine non importa perché, importa che lo faccia.