mercoledì 16 marzo 2011

Comunicazione di servizio.

La proprietaria di questo blog si è trasferita a scrivere qua http://givemeanorigami.blogspot.com/ , per motivi di claustrofobia nella Batcaverna;.
Ci scusiamo per avervi fatto venire qua per nulla.
La Direzione.
Questo blog sta traslocando altrove. Per leggere qualcosa che non sia un annuncio stile negozio che nessuno si caga si prega di aspettare il prossimo post.
Ciao.

martedì 15 marzo 2011

Little by little.

Sto imparando a conoscermi, ad ascoltarmi perché dopo diciassette anni di convivenza nello stesso corpo bisogna metter via l’ostilità ed imparare a convivere.
Ho imparato che il mio cuore parla e non è che non c’era ero io che non sapevo capirlo, parlava un’altra lingua e quindi lo ignoravo, perché io con le lingue straniere non me la cavo granché. Ho imparato che quando mi pizzica il naso, e non è per uno starnuto, è perché c’è qualcosa che non va o perché mi sto commuovendo, perché gli occhi non mi lacrimano quando mi commuovo. Ho imparto che non è vero che parlo poco quando qualcosa non va, come mi hanno sempre detto, ma che ogni tanto non parlo perché mi piace ascoltare gli altri o ascoltare il silenzio. Ho imparato che quando scrivo e strappo un foglio non lo faccio perché mi fa schifo quello che ho scritto, come ho sempre creduto, ma lo faccio perché quello che faccio mi “ostacola” e ho anche imparato che mi piacciono le parole che mi suonano aperte a causa delle loro vocali, come la parola clorofluorocarburi.
Sto imparando a conoscermi, perché mi sa che mi sono fermata alle cose semplici, per ora. Sto imparando a conoscermi, anche se non mi piace e non sempre è facile, ma sto imparando e ogni tanto scopro qualcosa come il fatto che non sono più adatta alla solitudine e che il mio cuore reagisce agli stimoli, reagisce sempre o come il fatto che ha ragione quell’amica a dirmi che quando ascolto un po’ di più il cuore non sono poi così male, però sto imparando pure che usare il cervello mi viene più facile. Sto imparando a conoscermi, perché se non conosco me stessa come posso conoscere – o voler conosceregli altri? Allora sto imparando a conoscermi, con calma e con un leggero ritardo di diciassette anni. Però col cuore ho ancora dei problemi, perché il resto lo capisco bene ma per quello avrei bisogno di qualche altra spiegazione, tipo come distinguere i vari tipi di suono che può emettere; un suono sordo che vuol dire? E un suono che definire pieno mi suona un po' infantile, ma rende l’idea, che cosa vuol dire?
Sto imparando a conoscermi, ad ascoltarmi, ma il cuore mi da dei problemi un po’ come i radicali in matematica, il resto mi sta riuscendo bene - con calma, ma mi sta riuscendo -, ma i radicali mica tanto e il cuore sta facendo uguale. E’ diventato un radicale, cazzo.
Mi piace la gente che dice che per togliere la violenza ci vorrebbe un po' di “dittatura fascista, così chi fa del male veniva anche ucciso”. La violenza si toglie con altra violenza, e sì eh!
Che poi mi chiedono perché mi faccio venire il nervoso a parlare di politica, perché come cazzo lo si spiega ad una persona ottusa che violenza genera violenza e non la toglie? Faccio prima a starmene zitta ed alzare gli occhi al cielo, va là.

lunedì 14 marzo 2011

Volevo trascrivere quella cosa a pc, giusto perché mi conosco ed i fogli di carta li strappo con la stessa facilità con cui dico la parola "cazzo" ogni due parole; un po' come oggi, con quel foglio innocente macchiato di parole sbagliato, che ho strappato con forza che poi le parole non si strappano col foglio, si dividono, perdono il loro senso, ma restano lì.
Ultimamente la mancanza delle maiuscole o l'utilizzo delle maiuscole alla cazzo mi fa innervosire e sinceramente non è una bella cosa detta da una che fa un miliardo di errori, però mi irritano, come prima a leggere le domande che mi hanno fatto su formspring "i miss we", è l'unica cosa che so con certezza di inglese: I vuole la maiuscola, e Santo Slash!
Vorrei fumare, ma c'è mamma in casa e quindi non si può, però una Benson ora mi salverebbe la vita. Tra poco devo tornare a scuola e non ne ho voglia, ma devo dimostrare che io quel debito lo voglio saldare e mi chiedo perché non fanno le verifiche per i recupero di altri debiti, ad esempio quelli con la vita. Devo andare a scuola, tra poco e devo prepararmi il foglietto con le formule che poi vado in ansia e non mi riesce far nulla.
Oggi avevo fatto una lista di cose che mi piace - e cosa non si fa per scrivere un po'? - e l'ho strappata, perché la presenza di certi punti mi irritava.
Sono a quota due estathé ed una sigaretta, oggi prenderò un altro estathé, perché in casa manca il limone e nel thé caldo ci voglio il limone. Devo pure chiedere la certezza per andare all'I.day il quattro settembre, perché io gli Offspring li voglio vedere e poi sarebbe l'anniversario dalla data dei Blink, quale modo migliore per festeggiare?
E piove, di nuovo, e tra una mezz'oretta devo uscire perché sennò arrivo tardi e non ho voglia, perché per tutti sono quella che è "puntualmente in ritardo", ma oggi di arrivare tardi e farmi salire il nervoso non ho voglia. Sto cercando di annullare l'ansia per più cose, ma non ci riesco, e vabbè.

venerdì 11 marzo 2011

Il problema non è imparare a sopravvivere, perché quello volente o no impari a farlo, magari inciampi una o due volte, e certe volte anche di più, ma impari a farlo. Impari a sopravvivere e ti dimentichi di come si vive.
Il problema è imparare a vivere, perché quello o lo sai fare o non lo sai fare. Semplice, no?

giovedì 10 marzo 2011

Se chiudo gli occhi e mi concentro su quei due minuti – o forse era qualcosa di meno o qualcosa di più? – non ricordo molto se non il suo profilo, gli occhi azzurri – oggi ne sono certa, erano azzurri -, il suo profumo, i miei polmoni che hanno deciso di arrendersi e nutrirsi di profumo anziché di ossigeno, di uno stomaco incapace di lasciar fuori le farfalle e di un cuore che rumorosamente batte nel petto.
E lo stomaco che si abbandonava a farfalle – o forse erano uragani fatti di farfalle? – che intenzionate a distruggerlo. E i polmoni, oh poveri polmoni, così deboli da cedere a quel profumo. Ma il cuore, il cuore che una volta batteva, ma che non ha mai battuto così forte, così forte da farmi temere che qualcuno potesse sentirlo o che, peggio, potesse esplodere. E tutto accade insieme, come una rivoluzione ad un corpo dominato dalla ragione e quando torni a casa e lo specchio riflette la tua immagine, quella dai capelli corti e spettinati e dal trucco sbiadito ti fa domandare se sei proprio tu, quella nello specchio. Cosa c’è di mio, lì? Gli occhi castani un po’ troppo accesi? Le labbra inarcate verso l’alto senza doverle forzare? Cosa c’è di mio in questa figura nello specchio? Dov’è quella ragazza dagli occhi spenti nella maggior parte del tempo? La ragazza che le labbra le doveva incollare per farle star piegate verso l’alto? Dov’è la ragazza comandata dalla ragione e che mai e poi mai avrebbe reagito così per un ragazzo? Sì, ha reagito in maniera più autodistruttiva di così, quella ragazza. Ma aveva imparato a tenere lontane le emozioni, lei.
E il cuore, oggi, non vuol tornare a star zitto continua a battere, meno forte, ma batte e si fa sentire ed io ne ho paura. Una paura folle, come quando vedo un ragno ed io mi blocco perché dei ragni ho il terrore ed il cuore è diventato un enorme ragno che mi pedina.
Salve, chiamavo per quella lobotomia al cuore. Quando si potrebbe operare? Perché, sa questo cuore inizia a far un po’ troppo caos e non va bene.
Scrivere la cosa più sincera che si possa scrivere in questo periodo - maledetto lui e la troppa poca distanza che c'è stata tra noi! -, di cui si ama il "titolo" e arrivare a casa e rendersi conto che il quaderno o l'hai lasciato a scuola o se l'è preso la tua adorabile - manco a pagarla - compagnia di banco. Ma dimmi te che culo che ho!?

lunedì 7 marzo 2011

Quel corridoio mi fa riflettere - o forse era la Benson rossa, che sconsiglio vivamente, a farmi riflettere - sul fatto che lui, lui S. intendo, i sorrisi me li ha sempre distrutti e ora mi fa solo innervosire per la sua maleducazione nel fissare le persone senza salutare - e quante volte ci sono stata a schifo per questo, cazzo - mentre lui, lui l'altro, mi fa sorridere senza un perché, senza un come, senza una fottuta ragione. Riflettevo su come nessuno dei due c'è o c'è stato e quanto, però, hanno influito e influiscono sull'inclinazione delle mie labbra.
Chissà perché ho un sorriso così malleabile. Chissà per quale oscuro motivo.

sabato 5 marzo 2011

Se stessi scrivendo su una pagina bianca avrei sprecato più inchiostro per cancellare le righe che ho scritto anziché per scrivere le parole. Sto scrivendo e cancellando, cancellando e scrivendo ancora, perché ho la testa che esplode e che salta di palo in frasca e le mani non riescono a battere sulla tastiera abbastanza velocemente per star dietro a tutti i pensieri, e, allora cancello tutto perché i pensieri confusi mi fanno schifo.
Prima stavo ripensando a stamattina, a quando ferma sulla porta di classe lo stavo (spudoratamente) osservando, prima che arrivasse la mia amica a ricordarmi che assomiglia ad una scimmietta di quelle tenere, e ho sentito un tuffo al petto – era forse il cuore? – e da lì una sensazione che era un miscuglio tra l’emozione provata quando i Blink 182 son saliti sul palco dell’I.Day Festival e quando quell’adulto che conosco e che per il bene che vuole al figlio si sta disintossicando davvero mi ha detto “stai attenta a quello che fai, bimba” oppure quando riesci a vedere o a rivedere un’amica che non vedi da tanto tempo causa lontananza.
E’ stata una sensazione che, cazzo, non so spiegare e se non la so spiegare vuol dire che non sono riuscita ad analizzare, se non sono riuscita ad analizzarla mi ci intestardirò fino a sentire le tempie scoppiare a causa del troppo pensare.
Era un tonfo al petto – forse forse era il cuore – e poi quella sensazione di calore che mi ha, poi fatto ricordare gli abbracci caldi del Fuoco, ma non ho mai smesso di sorridere. E pensare che, tutto questo è successo nel giro di quanto? Un minuto?
Oggi, mentre guardavo fuori dal finestrino ed osservavo distrattamente i campi della tenuta dove, da bambina, andavo a giocare con gli amici, pensavo a quel tiepido calore che si sente quando inizia ad arrivare la primavera. Quel calore misto ai leggeri brividi che, puntualmente, mi vengono quando oso mettermi solo una maglietta a maniche corte e, magari, non era ancora il momento perfetto per farlo. Pensavo a quella sensazione di lieve tepore – quanto mi piace il suono della parola tepore – che si sente quando inizia la primavera. Pensavo che ultimamente questa sensazione inizio a sentirla tra i polmoni e le costole, come se l’inverno interiore stesse finendo lasciando arrivare il tepore della primavera. Non so se dovrei essere felice o no di questo, perché sì con la primavera posso mettermi la maglia di Batman senza doverci mettere una felpa sopra, ma io, in primavera, soffro come un cane per via del polline. E che succede se uno ha la primavera dentro? Li si irrita il cuore come si irritano gli occhi per via del polline?
All’inverno, mi c’ero abituata e alla fine non era così male, ma alla primavera non so.
Domani, mi sarebbe piaciuto che oltre che mia cugina ed il suo ragazzo venisse anche nonna, ma lei alle sette deve essere a lavoro e di arrivare a mezzogiorno per ripartire per le quattro del pomeriggio non se la sente, e tutti i torti non li ha. Però io, di vederla, ne avevo voglia come avrei voglia di una Benson blu o di una Caipiroska alla fragola.

giovedì 3 marzo 2011

Sei l'inchiostro della biro con cui macchio le pagine di un'anonima Moleskine.

Sai, gli altri che sono arrivati vicino a dove sei arrivato tu, quando perdevo le parole me le facevano ritrovare da sola ed erano parole irrimediabilmente rovinate, ma tu, chissà per quale motivo, le parole me le porgi con silenziosa gentilezza e son parole che mi suonano quasi belle, per quanto spesso siano parole banali e già usate miliardi di volte.
Come fai?

mercoledì 2 marzo 2011

I: Dove spariscono quelli di quinta?
M: Avranno la 3° prova.
Prof: Andranno a fare una verifica da qualche parte.
M: Ma c’erano tanti assenti?
Prof: No, uno e basta.
M: E’ per curiosità, eh! Non è che ci interessa, eh!
I: Sì, ma smerdiamoci pure, eh!


“Voulez vous coucher avec moi”
«Posso andare là e dirgli “oui”?»
«Vai a dirglielo!»



No, ma per fortuna che quando succedono queste cose lui è assente o è dall'altra parte dell'atrio e non mi sente. C'è, un conto sarebbe andargli addosso mentre cammino e, come al suo solito, spunta dal nulla un conto è tutto questo.
Che poi, non è colpa mia. E' colpa di quell'altra mongola che mi sta accanto, suvvia.

Mi regali un sogno nuovo ed un origami?

Visto che oggi è il mio compleanno ed io non voglio regali fatti giusto perché bisogna farli, non voglio un regalo che è stato comprato ed incartato in un negozio e per cui sono stati spesi troppi soldi. No, voglio qualcosa di più semplice e meno costoso, se proprio devi portarmi qualcosa, signor compleanno.
Non voglio grandi feste, grandi regali. Né auguri da persone che neanche mi salutano per strada né sentirmi cantare “tanti auguri” dagli amici. Non voglio niente di speciale, okay, caro compleanno?
Regalami giusto un sogno nuovo ed un origami, se proprio devi regalarmi qualcosa. Perché i miei sogni sono chiusi in un cassetto di cui ho perso la chiave e stanno marcendo lì dentro; perché gli origami mi fanno sorridere tutte le volte che li vedo. Pensa se ne avessi uno sul comodino in camera, sorriderei sempre.
Mi regali un sogno nuovo ed un origami?

martedì 1 marzo 2011

E che poi heartless un par di cazzi, c'è!
Ma magari lo fossi, cazzo! Non sarei a cercare un fazzoletto come un'emerita imbecille per il finale del film. Cazzo!

sabato 26 febbraio 2011

Subito a me il cuore si agita nel petto solo che appena ti veda, e la voce si perde nella lingua inerte.

Vorrei scriverti una di quelle lunghe lettere che ogni tanto mi prende di scrivere alle persone e che puntualmente non consegno mai. Vorrei scriverti una di quelle lunghe lettere, ma non saprei neanche come iniziarla; come ti dovrei chiamare? Col tuo nome? Col soprannome che uso quando parlo di te? Posso darti del tu o da una sconosciuta di romperebbe le palle?
Vorrei scriverti ma sarebbe una lunga lista di domande, probabilmente; domande su di te, su cosa ti piace. Ti domanderei se da bambino avevi paura del buio e se anche tu stavi nella “zona sicura del letto”, se eri un mammone e se anche da bambino tifavi l’inter. Ti vorrei chiedere tante di quelle cose che alla fine lascerei correre la mano sulla carta e la riempirei di domande stupide e di quei soliti e maledetti cliché.
Vorrei scriverti senza pensare ad una trama per la lettera, perché vorrei lasciar andare tutto quello che mi frulla per la testa. Vorrei scriverti una lettera in cui cercherei di non mettere le mie fisime, perché a te cosa importa se io non mi vedo adatta alla vita? Cosa importa a te se disprezzo il mio naso e vorrei essere totalmente diversa?
Vorrei scriverti, sai. Vorrei scriverti che i tuoi occhi mi ricordano l’acqua chiara di qualche lago di montagna e mi piacerebbe tuffarmi dentro ad essi. Vorrei dirti che quando ti incrocio per i corridoi sorrido, ma non è uno di quei sorrisi di plastica. E' uno dei miei sorrisi più veri, quello da film americano di serie C. Vorrei scriverti che quando ti vedo il sabato sera appoggiato al muro mentre i tuoi amici ridono e scherzano vicino a te, mentre tu sembri lontano anni luce mi ricordi un po’ me e le volte che son con loro senza esserci, ma vorrei pure dirti che quell’aria da “forever alone” mi fa tanta tenerezza. Vorrei scriverti di sorridere sempre, perché quando sorridi una voce nella mia testa inizia a recitarmi Saffo, e non è una bella cosa da dire, perché passerei per psicopatica ai tuoi occhi, ma è così. Vorrei dirti di essere felice, perché questo mi farebbe star bene davvero.
Vorrei scriverti una di quelle lunghe lettere che ogni tanto mi prende di scrivere alle persone e che puntualmente non consegno mai, ma che senso avrebbe?
Che poi non so se mi stanno più sul cazzo i/le Dj, i Pr - o chi si improvvisa tale - o la gente che usa il verbo “suonare” riferito ad una persona che la musica la rovina e basta.
Mixare una canzone non è suonare, ecchecarciofomarcio!

venerdì 25 febbraio 2011

“All you need is love” “Maybe”.

Una volta, quando avevo il cuore ed era ridotto come un piatto di tagliatelle al ragù, una persona mi disse che avevo solo bisogno d’amore, ma dissi che io, senza amore vivevo bene, anzi vivevo meglio. Forse, all’epoca era la verità, ora non lo so mica se è vero o no.
La mia scrittura diventa più piccola quando sono insicura, un po’ come ora.
Secondo me le farfalle nella preistoria erano velenose ed io, non so come, ho delle farfalle preistoriche nello stomaco; hanno avvelenato tutto, la ragione in primis che ora non riesce più a farsi valere. Io, che sono fifona ho fatto della ragione il mio coraggio, ma, contro la filofobia e la fobia delle farfalle preistoriche fa cagare, diciamocelo chiaramente.
Certe volte mi chiedo quand’è che ho iniziato ad aver paura di innamorarmi e dell’amore in generale, forse è colpa di quella mani di cambiare i finali delle favole, perché “non potevano sempre finire bene”, perché le favole servono, servono per imparare a credere nell’amore, a fidarsi di lui. Che poi è brutto, alla mia età, non crederci e temerlo fino a negare il bisogno di lui. Se non si ama a quest’età quando cazzo si ama?
Forse, quando risposi che io dell’amore non avevo bisogno ho mentito, ma non tanto a quella persona che conoscendomi l’ha capito prima di me che mentivo, ma a me stessa.
Vorrei andare da quella persona, ora, e dirle “richiedimi se ho bisogno d’amore. Ora son pronta a risponderti”. Risponderei senza pensare e, forse forse, la risposta sarebbe diversa.
Non riesco a lavar via quella scritta, sembra quasi che l'inchiostro sia filtrato fin sotto al primo strato di pelle. Dovrò raschiar via tutto con la spugna ruvida, lasciandomi il braccio rosso per ore.
O forse son solo io che continuo a vedere nitidamente quella scritta sul braccio e, in realtà, è sparita alla prima passata d'acqua bollente.

venerdì 18 febbraio 2011

Se qualche volta la felicità si scorda di voi, voi non scordatevi di lei. […] La felicità è fatta dalle piccole cose, se costa cara non è di buona qualità”.

Benigni, Sanremo 2011.
L'ultima volta che ho costruito qualcosa con le mie mani andavo in prima media ed era un ipopotamo fatto con la creta, solo che li avevo dipinto il naso di rosa e tutti lo scambiavano per un maiale. Questo, crede che renda abbastanza bene l'idea sulle mie doti artistiche quando si tratta di costruire qualcosa. Avrei voluto farlo presente a quella bravissima donna che la laurea l'ha presa coi punti dell'Esselunga e che mi insegna biologia quando le è venuta la magnifica idea di darci per copito la costruzione di un modellino di una cellula eucariota.
Come se non bastasse il nervoso che mi fa venire la prof. di biologia ci si mette pure la bidella rimbambita che quando li do i soldi per la focaccina mi risponde "ma chi sono? Babbo Natale?" cercandosi in risposta un "no, al massimo sei la befana. Babbo Natale era uomo", mentre in piedi davanti a lei c'è Mr 5c che, come al suo solito, era fuori a fare un emerito cazzo. Voglio dire, ma la bidella non poteva semplicemente dirmi "piena o vuota?" e lui non poteva essere in classe a far lezione, no?
Che (non) amabile figure di mmmerda!
Son stata due ore vicino al tipo che si chiama come il granchio della Sirenetta e, sia ben chiaro che quel tizio mi terrorizza e non poco, però alla fine è pure simpatico e gentile. E quante cose ci si perde quando si giudicano le persone solo dall'apparenza.
Poi, vabbè, torni a casa e ti trovi davanti l'Innominato che fa pubblicità alla sua tipa che ha due djsette ed uno, guarda caso, capito proprio il giorno del mio compleanno. Quasi quasi vado a quella serata, mi ubriaco pesantemente e per sbaglio le rompo i cosi con cui mixa (in maniera orrenda) le canzoni. Sarebbe un compleanno perfetto, rinuncerei pure alle lasagne per farlo, eh! Quasi quasi lo propongo, tanto sui sei amici che vorrei che fossero con me quella sera a quattro la discoteca piace. Beccato che la serata sia vicino Milano, doh!
Affoghiamo tutto il nervoso nascosto nel thè caldo. E qualcuno santifichi la teina, cazzo!

giovedì 17 febbraio 2011

Lettura di un sms che li arriva durante la lezione:
«Senti qua: “conosci mica un batterista che faccia del rock e che può venire il sabato sera a suonare per l’Italia?” ora li rispondo che se pagano bene ci vado io!»
- dieci minuti ed una risposta dopo -
«“Non lo so. Sarebbe da testare”. Se li rispondo testa tu e se pagano bene vengo io, passo per uno che guarda solo ai soldi? – ride, prima di tornare serio - Non siamo più negli anni 60, lì era una cosa così si poteva fare. Ora, se vai a suonare il sabato sera non ti viene ad ascoltare nessuno. Sai perché?»
«Perché vanno tutti in discoteca… purtroppo»
«Esatto! Solo le “bravi ragazzi” andrebbero ad ascoltare della buona musica. Tipo te andresti ad ascoltare un concerto il sabato sera, no?»
«Sì che andrei! La discoteca mi fa pure schifo»


«Sai cosa ci vorrebbe per farlo bene?»
- sguardo disperato misto a una quasi risata isterica da parte mia –
«Ci siamo capiti. Più lenta e mettici un Campobasso»
[…]
«Dov’è Campobasso? In Basilicata?»
«Non è in Puglia?»
«No, è in Basilicata o è nella zona della Campagna!»
«Secondo me è in Puglia… no, forse mi sbaglio con Foggia»
«Che scemo! E’ in Molise!»
«In Molise?»
«Sì, insieme alla provincia di Isernia»
«Io pensavo che Isernia fosse a Torino!»
«Eh sì, una città nella città proprio!»
«Ma nel senso che è in Piemonte pure Isernia!»
«Sì, certo. La Spezia è a Genova, infatti»


«Ti sei scelta uno strumento dove servono tutti e quattro gli arti. Anzi, come diceva De Piscopo “servono sei arti per suonare la batteria”»
- un minuto di silenzio quasi totale per riflettere -
«Cinque gli ho trovati. Me ne manca uno, però… Le due gambe, le braccia, il cervello e poi?»
«Lui diceva la testa più che il cervello. La testa è più poetico, il cervello fa troppo anatomico»
«Sì, vabbè, sempre lì siamo! Ma il sesto qual è?»
«Lui era napoletano, quindi quale può essere l’altro?»
«Il cuore!»
«'o core! Quindi servono due gambe, due braccia, la testa e il cuore per suonare la batteria».
[…]
«Che poi era, è! Mica è morto. E’ vivo e vegeto e suona ancora»


Che poi, io non ho scelto la batteria. E' stata lei a scegliere me e se non lo capisce lui, chi lo può capire?
Certe volte mi chiedo come mai esco da lì e sorrido sempre a 32 denti, anche nelle giornate in cui devo fare solfeggio ritmico – e io e il solfeggio ci stiamo reciprocamente sul cazzo – oppure in una giornata iniziata non proprio bene, forse questa è una piccola spiegazione. Voglio dire, come fai a non sorridere quando vai in un posto dove ti insegnano a padroneggiare il tuo strumento preferito? Anzi, come fai a non sorridere quando vai in un posto dove coltivi la tua passione?
Che poi, voglio dire Paolo è un genio. E’ un genio non solo come insegnante, è un genio come persona.
Se ripenso alle prime due o tre lezioni con lui, dove ero talmente timida che non riuscivo quasi a ridere o a fare battute, mi viene da ridere. Ora mi sembra una cosa così normale andare a lezione e, mentre si fa anche lezione, darli del vecchio e prendermi della scansafatiche, perché non studio.
Forse sorrido perché lui mi fa morire dal ridere o forse perché coltivo la mia passione, ma alla fine non importa perché, importa che lo faccia.

mercoledì 16 febbraio 2011

Scorticami il cuore.

Scorticami l’anima, il cuore. Fai a pezzi tutto quello che trovi, non fare il tenero gattino che ogni tanto tira fuori gli artigli mentre lo accarezzano, non tirarli fuori per sbaglio, non usarli per artigliarmi i polmoni, sempre per sbaglio. Staccati da lì e distruggimi il cuore con gli artigli.
Non saresti il primo che si attacca al cuore con gli artigli, solo che gli altri l’hanno fatto senza che nessuno lo volesse, né io né loro, mentre a te lo sto chiedendo. Tira fuori gli artigli e scorticami il cuore, tanto sono anestetizzata dai tuoi occhi, quindi non potrà far tanto male.
Entra dentro per davvero, tira fuori i denti e gli artigli e distruggi quello che trovi. Polmoni, farfalle, cuore. Distruggimi, fai pure, sopporterò il dolore.
Non lo fai? Perché? Perché tu, senza voler entrare, stai curando le vecchie ferie? Qual è il tuo scopo? Perché sembravi sparito ed ora mi si mozza il fiato a pensarti?
Entra dentro, tira fuori gli artigli e scorticami il cuore.
Scorticami il cuore, distruggilo, fallo a fette senza tanti preamboli. Scorticalo ora, senza aspettare tanto, senza pietà.

lunedì 14 febbraio 2011

Però davvero poi basta, me lo prometto
Saranno passati così tanti giorni dal momento in cui ti sto scrivendo che aver bisogno di parlare ancora di te, senza parlare con te
Sarà solo una stucchevole deriva criminale e io forse, se sarò bravo, se riusciro a ricordare a me stesso che non necesariamente saremo meglio o peggio di quello che siamo oggi
Mi fermerò prima di quello strazio che ancora mi sfonda il cuore
Ma ho capito che ci portiamo dentro chi non siamo riusciti ad avere accanto
Ma questo non potrà essere più un motivo per sentire sempre lo stesso giro infinito di parole
Sempre lo stesso giro infinito.
Non avremo colpe
Né io né te
L'ultimo giorno di inverno.

L'ultimo Giorno D'inverno - Niccolò Agliardi.
Se tornavo ad ascoltarlo con qualcosa di diverso, Agliardi, era meglio. Voglio dire, okay che è la sua nuova canzone però, cazzo, mica posso sapera quasi a memoria dopo una giornata.
Ma vaffanculo a me.

domenica 13 febbraio 2011

A. Blake.
Ti aspetto al Central Park. ♥

Che poi, certe amiche ti scrivono in bacheca frasi prese da una tua storia, una frase riferita a tutt'altra persona e a tutt'altra circostanza, che, però ti fa venire il mal di pancia perché viene detta a te e non sei tua a dirla, questa volta.
C'è qualcuno che mi aspetta a Central Park. Non è una cosa dolcissima?
Avrei voluto dirti “dai una sigaretta anche a me, papà?” e tu mi avresti guardato come un’aliena. Mi immagino la tua faccia, quando mi avresti chiesto se scherzassi o no e avrei letto la tua delusione sul viso quando t’avrei risposto di no, che non scherzo. Che poi, non sarebbe la prima delusione che ti do. La bocciatura, lo so che ti ha deluso, tu il maniaco della media del sette; che poi, se avrei la media del sette tu vorresti quella dell’otto. Ti conosco.
Avrei voluto dirti che quando eravamo su in montagna e tu uscivi per andare a prendere lo zio, finito di sciare, aspettavo di vederti andar via con la macchina e scappavo in terrazza, al freddo, con una Benson blu in bocca.
Avrei voluto dirti tante cose, papà. Dirti che quella volta che la S. ubriaca ha detto “ma quello non è quello che ti piace?” aveva ragione, che lui era quello che mi piaceva e che non sai quanto male ci sia stata per lui. Dirti che non è vero che sono astemia e che se esco prendo degli analcolici, perché quando esco prendo sempre la Caipiroska alla fragola o il Baileys. Avrei voluto svelarti quei piccoli segreti che stanno aumentando tra di noi, noi che ci dicevamo tutto.
Avrei voluto dirti che me l’hanno detto spesso di averti visto in giro con una e che l’ho capito che quando ti allontani a telefonare, per non farti sentire, ti stai sentendo probabilmente con lei. Avrei voluto dirti che io son pronta a sentirmi dire che tu hai un’altra, che sono stata abbastanza grande per vedere nonna all’ospedale - ed era messa male - e che sono stata abbastanza grande per ascoltare tutte le cose che mi hai voluto dire sulle cose che non andavano più tra te e mamma e per sapere che, la notte che abbiamo vinto i mondiali hai giurato che ti saresti rialzato per me.
Avrei voluto dirti, papà, che io per sapere la verità sono pronta e che non voglio più avere segreti con te.
Pà ci fumiamo una sigaretta parlando delle cose non dette? Ti va?

venerdì 11 febbraio 2011

Me and you whats going on?
All we seem to know is how to show
the feelings that are wrong


So don't go away, say what you say
Say that you'll stay
Forever and a day ... In the time of my life
Cos I need more time,
yes I need more time just to make things right.
Don't Go Away - Oasis.


- Che poi, io lo so che non la devo ascoltare, ma la ascolto e fanculo.
Gli occhi fanno quel che possono
niente meno e niente più
tutto quello che non vedono
è perchè non vuoi vederlo tu

cosa vuoi che sia
passa tutto quanto
solo un po' di tempo e ci riderai su

cosa vuoi che sia
ci sei solo dentro
pagati il tuo conto e pensaci tu.

giovedì 10 febbraio 2011

Io non sono mai stata bella, con che occhi mi guardavi?

09 gennaio 2011.

Ciao nonna, come stai?
Io sto che mi sono voluta sedere da sola e che la mia scrittura è sempre più piccola e orrida; mi trema la mano e non sono più d’accordo col mio scrittore preferito che dice che lui “non odia le persone, ma si sente meglio quando loro non sono intorno”. Io credo di odiarle e di sentirmi meglio quando non sono intorno.
Il 23 ha fissato una verifica di matematica ed è il giorno del tuo compleanno, solo io, a casa, me lo ricordo? Sai che è brava questa prof., nonna? E’ gentile e se non avessi avuto problemi in prima, con lei capirei tutto.
Nonno sta male ed io balbetto. Nonno sta male ed io non parlo, me lo tengo dentro e sto male, ma alle stelle non si mente, quindi neanche volendo potrei mentirti, vero? C’è chi mi ha detto “deliri” e chi ha detto “demenza”, io non ho avuto ancora le palle per guardare bene entrambe le cose, come ho fatto con te quando, finalmente, hanno detto davanti a me cosa avevi.
Sai, sapere che nonno sta male e che pure la testa ne se ne sta andando, mi distrugge; tu avevi lui e noi, ma lui per questi deliri ha litigato con zio e non ha te, zia – quasi giustamente con quello che è successo – lo tratta freddamente e pure papà. Io vorrei abbracciarlo, ma sai non riesco quasi ad abbracciare le amiche, figuriamoci ad abbracciare nonno che per me è quasi un Dio.
Nonno sta male ed io vorrei abbracciarlo, ma non so come si fa, vorrei dirli che tu ci sei, ma non in paradiso che non ci credo; forse sei solo dentro di noi, ma ci sei. L’importante è che ci sei, no?
Avevo promesso alla prof. di stare attenta, ma per una volta che riesco a scrivere lasciatemelo fare.
Sai, non ne sto parlando a nessuno ma del ragazzo che dava le farfalle non c’è traccia né intorno a me né dentro di me, ma l’irraggiungibile D. rimane sempre lì, tra i polmoni ed il cuore. Poi, sai, c’è uno di cui un pratica non so un carciofo ma lo penso e quando lo penso non sento le farfalle, ma sento gli pterodattili. Non posso neanche dirlo, perché il 99% delle persone mi prenderebbe per scema e come dargli torto? Voglio dire, è uno sconosciuto e io faccio nascere degli pterodattili nel mio stomaco… sì, sono scema, nonna. Non c’è nulla da fare.
Sei, su formspring ho letto una domanda sui nonni e ringrazio il cielo che non l’hanno fatta a me.
Mi viene da ridere, perché se stessimo parlando mi diresti che parlo complicato, ma io, ora, ti direi di ascoltare e che a me rende felice già questo.
Vorrei sentirmi dire un’altra volta che sono bella, bella come mi vedevi tu – e direi solo tu, perché io non sono bella – ed io mi chiedo perché tu lo dicevi in quel modo che, a quel tempo, fino a che ero con te mi credevo bella davvero. Con che occhi mi vedevi? Ero cicciottella, all’epoca più di ora, e avevo dei capelli orribili, ma tu mi vedevi bella. Mi vedresti bella anche ora? Ora che i capelli sono meno orribili e molto più corti e sono meno cicciottella, ma i chili di troppo ci sono sempre. Sai, mi piacerebbe sentirmelo dire da te che mi facevi credere di esserlo davvero, ma non lo voglio per vanità, lo vorrei perché mi manca la tua voce, i tuoi modi di fare.
Io non sono mai stata bella, con che occhi mi guardavi?

Lo zodiaco mi chiede se voglio davvero essere sola ed io non lo voglio davvero, ma.. ma nulla. Solo che sto sola perché è meglio così, meglio per me e per gli altri, soprattutto.
Dovrei esplodere, fa meno male, ma io sto per implodere e non so che farci. Vorrei un abbraccio in cui esplodere, un abbraccio dove posso esplodere e riuscire a tirar fuori quello che mi tengo dentro e che qualcuno mi dica che va tutto bene e che il trucco non cola, perché waterproof.
Vorrei solo un abbraccio dove esplodere, un abbraccio che mi dica di star tranquilla che sono sopravvissuta una volta e posso farcela ancora e che, magari col sorriso, mi ricordi che uso l’eye-liner waterproof e di esplodere, che non fa male.
Tu lo sapresti fare, ne sono certa.

Nonna devo andare, ma tu un giorno che non ha da fare, in qualsiasi posto ti trovi, vienimi a trovare in sogno, come quest’estate. Sarà solo un sogno, ma almeno ti rivedrei un’altra volta.
Mi manchi, più di quanto io stessa possa capire.
Ti voglio bene,

la tua piccola M.
Oggi sembra la giornata del: vogliamo ricordarle che tutto quello che le piace fa male.
Ma andare tutti a cagare una buona volta, no?

martedì 8 febbraio 2011

“Prima o poi scoprirò la verità.
Sei la salvezza o sei un pericolo?”
Cit. Lex Luthor.
Mi chiedo perché ieri sera anziché andarmi a vedere CSI, non me ne sono rimasta qua. Mi sarei vista quel bell casino tra fan e artisti contro gli anti! Che poi, io, gli anti li adoro; perché voglio dire si accaniscono contro un gruppo - o artista in generale - senza conoscere la propria musica. Non è una cosa strafiga?
Che poi, voglio dire le fan che insultano a loro volta per difendere l'insultato - e si sa difendere meglio da solo, visto quanta ironia usa - mi fanno scompisciare.
Maledetta me e la passione per CSI. Mi sarei fatta due sane risate con i soliti insulti.
Che poi, se tornano alla carica gli anti vuol dire che stanno tornando pure loro come gruppo, no?
Come li amo, gli anti. Più del gruppo, quasi.
Peace and love, gente.

sabato 5 febbraio 2011

Bowie aveva messo le sue insicurezze in Ziggy Stardust.
Io ho messo le mie certezze in AmyHeartless.
Bowie alla metà degli anni 70 non riusciva a percepire la differenza tra il personaggio sul palco e se stesso.
Io sono prossima a raggiungere lo stato in cui non sapro più dire qual è la mia maschera e qual è la mia vera faccia.
Bowie, alla fine, abbandona il personaggio di Ziggy Stardust.
Io, alla fine, non posso abbondare la mia maschera da Amy Heartless.
Che poi, alla fine, che tu ci metta dentro insicurezze o certezze son sempre altereghi e non sempre un alterego è una cosa salutare.


What is my real face?

giovedì 3 febbraio 2011

E’ solo un eco. Solo un misero, un maledettissimo e fortissimo eco.

Smettila di fingere di non sapere come erano le sue braccia e come ti piaceva quando arrivava e senza alcun motivo di abbracciava! Smettila di fingere che lui non ti bruci ancora nelle vene facendo un male cane, come se ti gettassero dell’alcool su una ferita! Smettila, perché sarò esiliato ma son pur sempre il tuo cuore!”. Sta urlando, quel cuore incatenato. Sta sbraitando per la prima volta dopo la sua condanna accettata in silenzio, senza lacrime né ricorsi.
Io, caro Cuore, non sto fingendo di non sapere, non ricordo com’era. Non ricordo il calore, non ricordo il bene che facevano quelle braccia… non voglio ricordare i suoi abbracci, chiaro? Perciò tornatene al tuo esilio e zitto, che quando ti do la possibilità di decidere qualcosa crei solo casini e poi tocca alla Ragione rimetterli apposto e, poverina, non può sempre lavorare sui tuoi casini!”. Voglio farlo tacere, perché oramai è tardi per cercare un ricorso; non può farsi sentire solo quando lo vede e sembra che nella testa abbiano dato il via a più film contemporaneamente e l’audio si confonde facendo un gran casino.
Solo per aver rivisto quel sorriso che ricorda gli abbracci, quel sorriso caldo delle prese per il culo sulla mia bassa statura, solo perché lui, i suoi riccioli e il suo corpo sono là, a poca distanza, non può permettersi di strillare nella mia cassa toracica come se non ci fosse nessuno se non lui. Perché non pensa ai coniugi Polmone che lavorano giorno e notte? Perché non pensa un po’ a quel gentil’uomo che è lo Stomaco che, a parte in qualche rara situazione, sta sempre buono e zitto? Perché non se ne sta buono, il Cuore, incatenato e nel suo esilio?
Sei solo un inutile cuore, cosa ne vuoi sapere tu di cosa vuol dire amministrare un corpo umano? Tu sei solo un essere insignificante, capace solo di far del male a tutti affezionandoti alle persone, cedendo agli abbracci. Dice bene la ragione che dichiara che sei solo un organo inutile. Ecco cosa sei: solo un ricettacolo di emozioni mal sane.”.

E le vene si sono scaldate di colpo per tornare alla loro temperatura altrettanto velocemente, ma dentro era calato il gelo. Un fuoco che non scalda, ma gela può esistere? O è solo una misera sensazione?
Era solo un eco. Solo un misero, maledetettissimo e fortissimo eco di quegli abbracci che, forse, ha ragione il cuore: mancano un po’ a tutti. E’ solo un eco, tutto questo cocente calore estivo; è inverno, ancora, e l’estate è lontana, ma ogni tanto, sotto il solo si sente il tiepido calore primaverile di qualcosa di… qualcosa di sconosciuto, senza volto né nome, però è pur sempre la primavera di qualcosa e tu sei solo un lontano eco.

mercoledì 2 febbraio 2011

Tom: Domanda: che succede se per caso ti innamori?
Sole: Non dirmi che ci credi. Ci credi?
Tom: Sto parlando dell'amore, mica di Babbo Natale.
Sole: Va bene, ma almeno spiegami cosa vuol dire. Ho avuto diverse storie nella vita, eppure non l'ho mai visto, ti assicuro.
Tom: Forse...
Sole: E un'infinità di coppie sposate oggi divorziano. I miei per esempio.
Tom: Beh si anche i miei però...
McKenzie: Io penso che la signorina faccia il grillo parlante un po' troppo.
Sole: Credimi, la signorina sa quello che dice. L’amore non esiste, è una pura fantasia.
Tom: Beh… secondo me hai torto marcio.
Sole: Ok, se lo dici tu. Ci sarà qualcosa che mi è sfuggito, evidentemente.
Tom: Quando c’è di sicuro non ti sfugge.
Sole: Se non altro siamo d’accordo sul fatto che non siamo d’accordo.


Cit. 500 giorni insieme

martedì 1 febbraio 2011

Se per sbaglio dici ad un’amica – o a qualsiasi adolescente (a)normale che vive in questa generazione – che c’è una persona che ti fa stare bene, capirà che c'è una persona che ti piace. Sì, la differenza è molto sottile, ma per me sono due cose distinte. Voglio dire, S. mi piaceva, ma non mi faceva star bene. Il Fuoco mi faceva star bene. La differenza era sottile, ma c’era. O almeno c’era per me.
Se per sbaglio dici ad un’amica – o a qualsiasi adolescente (a)normale che vive in questa generazione – che c’è una persona che ti fa star bene, ma che non sai se ti piace o meno ti dirà “va bene… E quanti anni ha?” e così inizia la trafila delle domande, che ci manca poco che ti chieda anche il codice fiscale, se è battezzato, se è nato prematuro, puntuale o in ritardo e a quanti mesi ha fatto il primo vaccino. Che tanto, poi, queste non sono le domande che interessano alla suddetta amica, no, figuriamoci, a lei interessa il com’è fuori; se è alto o basso, se è muscoloso, grasso o uno magro stile Peter Parker prima del morso del ragno geneticamente modificato, se è biondo, moro o castano e se è riccio o porta i capelli corti. A lei importa sapere se è “figo” o è un cesso, se è uno che segue la moda o se è “uno che la moda la evita come fai tu”.
Una persona non può affascinarti – e non piacerti, perché quello non lo sai neanche tu – per quello che è? Per come costruisce le frasi e per come dice le cose? Non può piacerti per quel maledetto e piccolissimo pezzo che hai visto, ma visto non con gli occhi di chi vede una persona per strada ma con gli occhi di chi guarda? Non può semplicemente affascinarti per quello che dimostra di essere?
Che, poi, se una persona non può affascinarti per quello che ha dentro, io dovrei iniziare a cercare il corvo da impagliare per la mia vecchiaia in solitudine e decidere se diventare “la vecchia (acida e pazza) dei gatti che buca i palloni ai bambini quando finiscono nel suo giardino” o “la vecchia che sembra gentile e che inizia a parlare di come sta andando a rotoli questo posto e che è la persona più triste e introversa del mondo”, perché non sono né Megan Fox né Kate Moss, al massimo sono Oprah Winfrey in versione bianca (che poi, Oprah è un po’ tonda, ma è una donna con più palle di certi uomini). O forse, anziché scegliere il corvo da impagliare per la mia vecchiaia e smetterla di pensare che tipo di vecchia zitella dovrò essere, dovrei semplicemente mandare a cagare questi adolescenti (a)normali che non capiscono che si può essere affascinati da una persona senza dar peso all’aspetto esteriore, che non è importante quanti anni ha una persona sulla carta di identità ma quanti né ha nella testa e nel cuore, che non importante se uno ha lo stile da nerd di Peter Parker prima del morso del ragno o se sembra Superman con un gusto migliore nel scegliersi i vestiti, che non importante se è una persona è bassa o alta, grassa o uno stecco nonostante mangi per tre.
Forse dovrei semplicemente ricordarmi che io sono quella che è sempre stata convinta dell’importanza dell’essere e che non è convinta dell’importanza dell’apparire. Forse, quando qualcuno alla mia affermazione “mi affascina, mi fa stare bene” mi risponde “ma allora ti piace!”, dovrei semplicemente sorridere e annuire; così lei/lui/loro sarebbero contenti ed io non devo cercare la metafora più semplice del mondo per spiegarli la sottile differenza che corre tra l’essere affascinati e stare bene per via di una persona ed il fatto che quella persona ti piace.

Certe volte mi chiedo se sono io ad avere un cervello che è anormale o se questa generazione è davvero anormale, senza la a tra parentesi. E certe volte ancora mi chiedo perché non penso semplicemente come gli altri e perché non la smetto di analizzare tutto trovando le mille sottili differenze che ci sono tra cose che apparentemente sembrano uguali. Che, poi, se smettessi di farmi tanti problemi vivrei meglio in maniera più spensierata senza crearmi tanto stress per trovare un modo per spiegare la differenza che c'è tra un viola qualsiasi ed il mio viola preferito, ad esempio.

domenica 30 gennaio 2011

Random and play! #1

So thank you for showing me,
That best friends cannot be trusted,
And thank you for lying to me,
Your friendship and good times we had
you can have them back
Thank You - Simple Plan.


They say your head can be a prison.
Then these are just conjugal visits.
People will dissect us till
This doesn't mean a thing anymore.
The Take Over, The Breaks Over - Fall Out Boy.
Che poi, io, ho iniziato ad amare la riproduzione casuale.

mercoledì 19 gennaio 2011

Che tanto, poi, domani mattina non mi alzo neanche con una bomba che esplode accanto al mio orecchio

Volevo (ri)riempire il mio mp3 da due soldi, che funziona una meraviglia, e non l'ho trovato per tutto il giorno; l'ho trovato ora, che decisamente non mi sembra il caso di passar due ore a metterci musica dentro, visto che son due giorni che neanche un bombardamento mi tira giù dal letto.
Che poi, tanto, per mezzanotte sarò a letto e inizierò a rigirarmi e a pensare e minimo minimo prima dell'una non dormo; avrò gli incubi/sogni ricorrenti come le ultime notti e mi sveglierò ogni tre ore, se va bene.
Era dalle medie che non dormivo così, e la cosa non mi mancava proprio. Fatto sta che son più acida di... di non so cosa, ma sono di certo più acida del solito, il che è preoccupante ed io sto a farneticare a caso giusto per svuotare un po' la testa. Poi, tanto mi conosco, e la testa mica la svuoto. Arrivo a letto e sarà piena di scuola, la vacanza in montagna, Milano, l'ansia che ho di mio ultimamente, il sogno ricorrente di Milord che è ripreso negli ultimi giorni, la mancanza delle farfalle, il fatto che non mi capisco più. Sarà piena delle solite menate. Almeno fossero pensieri sensati, potrei sopportare di perdere il sonno per quello.
Dovevo pure passarmi la piestra e me ne sono dimenticata, vabbè li tengo così i capelli che sembro un po' più me stessa degli ultimi giorni.
Andiamo a bere dell'estathé gelato, Amy, magari così ti calmi. Dai retta alla tua coscienza, per una volta.

lunedì 10 gennaio 2011

Sopra ce scritto "storia", ma sotto di appunti non ce ne sono.

“Le farfalle nello stomaco non fanno poi
così schifo;
danno colore alle emozioni invisibili dei
miei organi.
Il nulla fa più schifo.”.

~

Un giorno, parlando di lui, ho detto “nonostante so di non averti, nonostante so che saremo sempre mondi diversi, nonostante so che tu non potresti mai interessarti a me, non fa male” e, credo, sia davvero così.
L'ho visto mezzo momento - maledettotizioconlestampellechec'hafattotrasferireall'ultimopiano! - e del voler essere la crepes alla fragola dell'altro, o dell'altro in generale, non c'è stata più traccia; e l'altro è altamente tossico. Dovrebbe quasi scriversi sul sorriso “nuoce gravemente alla salute”.
E' un po' come se lui fosse una medicina. Vorrei prenderne una pasticca - o forse si soministra con un bacio? -, solo per vedere se è davvero una medicina o solo un'altra stramaledetta illusione.

venerdì 7 gennaio 2011

I found it hard to be in love. That’s only because I didn’t want fall in love. I refused to lower my walls down. I was too afraid of getting hurt. Once you open yourself up to someone, there’s a chance things won’t go the way you intended, and you will be left broken. I wasn’t ready to feel empty, not jut yet.
(Forse) Megan Fox,
di certo da una foto trovata su weheartit.
Se fossero al presente, potrebbero essere parole mie.

giovedì 6 gennaio 2011

Ultimamente parlo tanto senza mai parlare davvero. Che cosa maledettamente (non) figa!

mercoledì 5 gennaio 2011

L'anno è arrivato, ora voglio vedere quanti arrivano alla fine.

Buoni propositi per l’anno che verrà.
(Finiti di scrivere il 02 gennaio 2011).

Nuovo taglio di capelli, ma non tinti eh!
Perché ho bisogno di cambiare e perché oramai se li tingono tutti.
Compare i Dr. Martens.
Perché di acqua nelle scarpe ne ho avuta anche troppa e perché così, forse, mi sento meglio nei miei panni.
Dare una sistemata all’armadio.

Mettere in ordine dentro di me.
Perché ho un casino dentro che la metà mi basta ed avanza.
Smetterla di far battere il cuore a mille per degli sconosciuti.

Cancellare ogni cosa dalla Batcaverna;.
Perché da gennaio voglio ricominciare da capo.
Mettere da parte l’orgoglio e cercar di recuperare un po’ di gente.
Perché mi mancano certe persone.
Imparare a sorridere sempre, anche quando è una pessima giornata.
Perché somewhere there is someone who dreams of your smile.
Impegnarmi al massimo con la batteria, senza abbattermi per le difficoltà.
Perché “conosci sogni degni del nome che gli hai dato Che non ti siano costati in sangue e occhi al cielo?”. I The Sun hanno già detto tutto.
Ridurre le dosi di estathè.
Perché ne bevo troppo ed un brick di estathè ha le stesse calore di un piatto di pasta”.
Smetterla definitivamente – o quasi – con le goleador alla frutta come antisentimenti.
Perché non è un antisentimenti, fanno solo la gioia della ciccia e dei brufoli.
Comprare una moleskine e non abbandonarla come la tokidoki.
Perché sono stufa di iniziare un’agenda, o un blocnotes, e troncarlo lì. Voglio una moleskine per abbandonarmi dentro lei.
Comprare una penna nera. Una qualsiasi penna nera da usare con la moleskine, solo con lei.
Riuscire a fare qualcosa di grandioso per la SupereroaH.
Perché lei mi ha dato tanto e io voglio darle almeno un sorriso.
Riuscire ad andare a Chiavari a trovare la Debbuz.
Perché lei è venuta, ora sta a me.
Riuscire ad andare a Milano con la Vice.
Perché Milano è Milano. Quella città è per me quello che sono le sirene per Ulisse. E con lei perché sì, non c’è sempre un perché per tutto.
Riuscire ad andare a Roma e in tanti altri piccoli – e grandi – posti che voglio vedere.
Perché voglio vivere, voglio riuscire a vedere tutti quei posti e quelle persone che potrebbero darmi un soffio di vita.
Riuscire, almeno, a parlare a Mr. 5C.


Riuscire a rivedere i Finley, che sia un concerto o uno showcase poco importa.
Perché quei ragazzi sono importanti, perché quel giorno dovrò dirli in faccia grazie.
Andare a più concerti possibili.
Perché questo mi fa sentire viva.



Alcuni sono già spuntati per intero o a metà. Che figo!

√ = proposito realizzato. √ = realizzato a metà.

Mi son svegliata ottimista. Che novità!

Stamani mi sono svegliata ottimista. Del tipo: “la bottiglietta sul comodino è vuota? E vabbè, l’acqua del rubinetto in bagno è buona ed il bagno è vicino!”.
Sorrido da quando mi sono alzata e non so se è il sorriso di plastica o quello di carne. La cosa mi snerva, perché odio non sapere come affronto la giornata (e me stessa). Voglio quello di plastica di sorriso, è più resistente agli urti, si ammacca ma resta lì. Quello di carne no, se succede qualcosa si scardina e si rovescia e per rimetterlo apposto mi serve l’attack, ma l’ho perso nell’immensità di questa casa.
Ho voglia di tornare a scuola, per quale oscuro motivo non lo so, però voglio tornarci e non ho ancora fatto neanche mezzo compito. No, mezzo compito di storia l’ho fatto e dopo due ore che ci lavoravo ho chiuso il quaderno con la foto dei lamponi sopra e ho urlato a mamma “che i compiti li finivo domani”. Domani quando? Boh. Forse domani corrisponde ad oggi, che poi non era ieri che ho urlato che “finivo domani”, ma era domenica, ma vabbè. C’era la mia amica e non potevo studiare, no?

Lei ogni volta doveva costringersi a scrivere, non per pigrizia ma una sorta di terrore profondo di aver perso la capacità di farlo. Aveva paura di restare seduta con le dita sulla tastiera e lo sguardo fisso sullo schermo senza che succedesse niente. Non le sarebbe rimasto altro che vuoto e mancanza di parole, scoprendo di non essere più in grado di mettere giù una sola frase”. E’ un pezzo di un libro che mi ha inviato un’amica per sms.
Ecco, io sto facendo uguale. Mi costringo a scrivere per il terrore di non riuscire più a farlo e se perdo questo cosa mi resta? Un cavolo lesso per merenda. Mi costringo a farlo, perché già non riesco a buttar giù neanche una riga per una storia e mi ci mancherebbe di non saper buttar giù una riga neanche per me stessa e basta (che frase contorta che m'è venuta. Fa schifo, non si può sentire).
Mi costringo a scrivere, perché se smetto di farlo è come firmare il certificato di morte del mio lato buono e, sotto sotto, non voglio farlo morire.


Dovrei smetterla di farneticare a ruota libero. Me lo ripeto sempre, e non smetto mai. Però giuro che è l'ultima volta. Lo giuro per me stessa, non per altri che, magari, si son pure rotti le palle di sentirmi farneticare. Pff.

martedì 4 gennaio 2011

Vorrei essere la sua crepes alla fragola, un boccone di spensieratezza.
Vorrei che lui fosse il punto della frase "the best is yet to come", l'arrivo definitivo del meglio, per me.

E ritorno con l'anno nuovo.

C’è chi, con l’arrivo del nuovo anno, esclama “anno nuovo, vita nuova!”. Bene, io non lo dirò. L’anno nuovo è arrivato sì, ma la vita è sempre la stessa, non sono mica andata al supermercato ad ordinare un chilo di una vita nuova. No, la vita è sempre quella. Solito nome, solita faccia, soliti brufoli e ciccia di troppo, solito sorriso di plastica.
La vita è la stessa, non è il cambiare il numero che segue una serie di tre cifre uguali per un po’ di tempo a cambiare la vita. Questo è certo.

Un’amica, una cara amica, mi ha scritto che ama me e quella moleskine piena di vita. La Moleskine non è ancora piena di vita, ma lo diventerà. L’ho promesso a me stessa e perché, cazzo, devo sempre mantenere le promesse verso gli altri e non quelle verso me stessa?

Son sparita farneticando e torno farneticando di cose a caso. E vabbè, oramai m’è presa di farneticare, che ci posso fare?